Trump e la finale dei Mondiali 2026: fischi, una coppa contesa e la "danza" che nessuno ha seguito
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Redazione Sport
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La Spagna ha conquistato il secondo titolo mondiale della sua storia, battendo l'Argentina per 1-0 dopo i tempi supplementari nella finale del Mondiale 2026, disputatasi al MetLife Stadium di East Rutherford, ma sul prato del New Jersey, la vera e propria controfigura dell'evento ha rischiato di oscurare l'impresa delle Furie Rosse.
La presenza ingombrante del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha trasformato la cerimonia di premiazione in un teatrale e grottesco siparietto internazionale, fatto di fischi, gesti di insofferenza e un goffo tentativo di protagonismo che ha messo in imbarazzo giocatori e dirigenti.
Un presidente contestato, tra boati e saluti negati
L'arrivo di Trump al MetLife Stadium, accolto con un boato di fischi ogni volta che le telecamere lo inquadravano, era stato anticipato da una settimana di polemiche e incidenti diplomatici, a partire dalla sua discutibile intromissione nel caso Balogun fino alle recenti tensioni commerciali con i paesi co-organizzatori. Sul terreno di gioco, la sua presenza è risultata ancor più dirompente.
Se la consegna delle medaglie ai giocatori della Spagna e dell'Argentina da parte del presidente e del numero uno della FIFA, Gianni Infantino, era già di per sé un evento inedito per la tradizione calcistica, il momento clou dell'imbarazzo è arrivato durante l'alzata della Coppa del Mondo.
Il difensore argentino Cristian Romero, infortunatosi durante la partita, ha ricevuto la sua medaglia da Infantino, superando Trump senza degnarlo di un saluto o di una stretta di mano, un gesto che ha cristallizzato il clima di tensione tra il mondo dello sport e la politica americana.
La "Trump dance" e il braccio fermo di Rodri
Il presidente, però, non si è lasciato intimidire e, dopo aver messo al collo dei vincitori le medaglie, ha deciso che il palco fosse ancora il suo palcoscenico. In un evidente tentativo di bissare il "successo" mediatico ottenuto l'anno precedente durante la premiazione del Chelsea nel Mondiale per Club, Trump è rimasto a lungo in mezzo ai giocatori spagnoli, apparentemente determinato a partecipare alla loro festa fino alla fine.
Ha anche accennato un passo della celeberrima "Trump dance", cercando di strappare un sorriso ad alcuni calciatori, che però non hanno raccolto l'invito, lasciandolo solo in una performance imbarazzante. La situazione è stata sapientemente gestita dal capitano della Spagna, Rodri, il quale, stringendo la Coppa in mano, ha atteso con calma che il presidente si defilasse verso il bordo del palco prima di dare il via ai festeggiamenti, evitando che l'intruso potesse comparire al centro della foto ufficiale.
Infantino e la corsa per salvare le immagini
A testimonianza della delicatezza e dell'imbarazzo del momento, è stata l'immagine di Gianni Infantino che, in preda al panico, corre letteralmente attraverso il palco per scortare via Trump, quasi a voler arginare i danni di un incidente diplomatico e mediatico che rischiava di rovinare l'immagine del torneo.
La scena, immortalata dalle telecamere di tutto il mondo, ha mostrato il presidente della FIFA nei panni di un improbabile cerimoniere che tenta di riportare l'ordine in una situazione ormai fuori controllo, mentre il presidente americano si concedeva ancora qualche istante di indebita visibilità prima di essere allontanato.
Lo stesso Trump, nel corso di un evento alla Trump Tower, aveva definito il mondiale appena conclusosi "il più grande evento sportivo della storia mondiale", ma la sua permanenza sul palco, nonostante le richieste di Infantino, ha parlato più di mille dichiarazioni, rivelando una volontà di appropriarsi di una vittoria non sua.
Una finale dimenticabile in campo
In campo, la partita ha offerto poco spettacolo, risolvendosi ai supplementari con un gol di Ferran Torres che ha regalato alla Spagna il suo secondo titolo mondiale, ma che è passato quasi in secondo piano rispetto alla sceneggiata post-partita.
Nonostante la presenza di campioni come Messi e Yamal, la partita è stata definita piatta e dominata dalla tattica, ma la tensione e l'attenzione si sono concentrate quasi esclusivamente sulla figura del presidente USA, che ha messo in scena l'ultimo atto di un Mondiale già di per sé segnato da eccessi, lusso e una spettacolarizzazione portata all'estremo da una FIFA che ha voluto mescolare lo sport con la politica e il business più sfrenato.




