Mondiali 2026, tra le iperboli di Infantino e il trionfalismo di Trump: finale Spagna-Argentina
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Mentre il mondo del calcio si appresta a vivere l'ultimo atto dei Mondiali 2026, la finalissima tra Argentina e Spagna in programma stasera al MetLife Stadium di New York, le dichiarazioni dei protagonisti istituzionali continuano a far discutere, mescolando lo sport a un clamore politico e mediatico senza precedenti.
Da un lato il presidente della Fifa, Gianni Infantino, non ha risparmiato iperboli per celebrare l'evento; dall'altro il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha approfittato della ribalta per rilanciare provocazioni politiche, mentre il Consiglio d'Europa solleva dubbi sull'integrità del torneo.
L'iperbole di Infantino e la risposta politica del Consiglio d'Europa
A poche ore dal fischio d'inizio della finale, il numero uno del calcio mondiale Gianni Infantino ha alzato ulteriormente il tiro retorico, definendo questi Mondiali come "il più grande evento sociale e culturale che l'umanità abbia mai visto". Una dichiarazione che, se da un lato fotografa l'entusiasmo per la prima edizione a 48 squadre ospitata da tre nazioni, dall'altra appare decisamente sproporzionata.
A gettare un'ombra su questo entusiasmo ci ha pensato il Consiglio d'Europa, che attraverso il segretario generale Alain Berset ha invitato la Fifa a "rafforzare l'integrità del calcio", sottolineando che l'organizzazione dei Mondiali 2026 ha sollevato "un interrogativo dopo l'altro". La critica, tuttavia, sembra perdersi nell'eco delle celebrazioni, con Infantino impegnato a lodare l'operato di Trump, definito come colui che ha reso possibile questo successo planetario.
La finale Spagna-Argentina: tra calcio e geopolitica
Il palcoscenico della finale, che vedrà opposte la Spagna campione d'Europa in carica e l'Argentina campione del mondo, è già un crocevia di tensioni e suggestioni. Sul campo si sfideranno due filosofie di gioco opposte: la qualità tecnica e il possesso palla della Roja guidata da Luis de la Fuente, contro la grinta e la determinazione dell'Albiceleste di Lionel Scaloni.
Ma è fuori dal rettangolo verde che l'attenzione si concentra, con la presenza di Donald Trump che, secondo quanto riportato, romperà il protocollo per consegnare personalmente il trofeo al capitano della squadra vincitrice, un gesto che sottolinea la forte simbiosi tra la Fifa e la Casa Bianca. In tribuna, poi, andrà in scena un altro duello a distanza tra il presidente americano e il premier spagnolo Pedro Sánchez, con i rapporti tra i due leader resi tesi da divergenze su Nato e spese militari.
La provocazione di Trump: "Prossimi Mondiali solo in Usa o con la Cina"
Il presidente americano, ospite d'onore della manifestazione, ha colto l'occasione per rilanciare la sua visione politica, scherzando sulla possibilità che i prossimi Mondiali si tengano esclusivamente negli Stati Uniti, "senza Messico e Canada", definendo la loro partecipazione a questa edizione quasi come un atto di generosità americana. Non solo, Trump ha lanciato una provocazione ancor più audace, ipotizzando una candidatura congiunta tra Stati Uniti e Cina, giustificata da un "breve volo" per gli spostamenti delle squadre.
Dichiarazioni che sembrano ignorare la portata storica e logistica di una collaborazione trinazionale che ha rappresentato il primo evento del genere, ma che confermano la volontà del tycoon di monopolizzare l'attenzione mediatica, come già dimostrato in occasione della premiazione del Mondiale per Club del 2025.
L'ombra del sospetto e le critiche all'arbitraggio
Non mancano, infine, le polemiche arbitrali e i sospetti di favoritismi che hanno avvelenato il clima del torneo, in particolare attorno alla selezione argentina. La petizione online per l'esclusione dell'Argentina, forte di milioni di firme, e le dichiarazioni del ct dell'Egitto hanno alimentato un dibattito acceso, con il capo arbitri della Fifa, Pierluigi Collina, costretto a smentire categoricamente qualsiasi ipotesi di arbitraggi pilotati.
L'elogio di Infantino a Trump, che aveva definito i Mondiali come il "più grande evento sportivo della storia mondiale", sembra aver messo in secondo piano le preoccupazioni sollevate da voci critiche e dallo stesso Consiglio d'Europa, mentre il mondo del calcio attende di conoscere il nome della squadra che solleverà la coppa più ambita.




