Non è un paese per single, la recensione del film su Prime Video tra stereotipi e fascino toscano
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un momento, guardando Non è un paese per single, in cui ci si chiede se la Toscana esista davvero o sia soltanto il frutto di una lunga operazione di marketing internazionale. Nel film ora su Prime Video, quelle colline del Chianti – da sempre baciate da una luce irreale, quasi sospesa tra cartolina e sogno – fanno da sfondo a un racconto che, lo si capisce fin dal titolo, non ha alcuna intenzione di nascondere le proprie ambizioni. Perché se da un lato la rom-com italiana, tratta dall’omonimo romanzo bestseller di Felicia Kingsley, cerca di agganciarsi a un pubblico globale, dall’altro finisce per restituire un’immagine del Belpaese volutamente edulcorata, fatta di brave persone che lavorano in campagna e non hanno molto altro da fare se non spettegolare sulle corna altrui.
Una famiglia, una tenuta e l’eterna ricerca dell’anima gemella
La protagonista della vicenda è Giada, interpretata da Amanda Campana – l’attrice che molti ricorderanno come Sofia in *Summertime* e Alice in *Hotel Costiera* – e qui chiamata a vestire i panni di una donna disillusa dall’amore. Trentaquattro anni, madre di un’adolescente, con una sorella minore dalla testa sempre tra le nuvole e una madre che non le molla un attimo: Giada è il classico personaggio in bilico tra la stanchezza della vita adulta e quel residuo di romanticismo che non vuole proprio spegnersi. La sua famiglia possiede una tenuta vinicola nel borgo immaginario di Belvedere, dove gli abitanti sembrano avere un unico, ossessivo obiettivo: trovare l’anima gemella. Le dinamiche familiari, in questo contesto, diventano il motore principale di una narrazione che procede per coppie destinate a incrociarsi, e per un sottobosco di intrighi sentimentali che coinvolge persino l’adolescente alle prime esperienze.
Amanda Campana e il volto autentico di una generazione disillusa
Proprio lei, Amanda Campana, si è presentata ai giornali con una salopette nera, una maglietta bianca e un chihuahua in braccio. Un’immagine semplice e spontanea, che ben racconta la cifra stilistica dell’interprete: voce autentica, sguardo diretto, nessuna volontà di nascondersi dietro pose costruite. La sua Giada, infatti, è una ragazza che dell’amore ha visto parecchi lati oscuri, ha smesso di crederci per proteggersi, eppure – in fondo, nel buio di qualche sera toscana – sogna ancora di trovare qualcuno che valga la pena. La Campana, con la sua recitazione asciutta, riesce a tenere insieme queste due anime opposte senza cadere nella retorica, regalando a *Non è un paese per single* quella profondità che la sceneggiatura, a tratti, rischia di sacrificare sull’altare degli stereotipi da esportazione.
Il rapporto tra film e romanzo secondo Felicia Kingsley
Proprio la scrittrice Felicia Kingsley, autrice del romanzo originale, ha voluto difendere pubblicamente le differenze tra la sua opera e l’adattamento cinematografico. Un passaggio obbligato, considerando che i fan – sempre attenti a ogni scostamento dalla fonte scritta – avevano già notato diverse variazioni nella struttura narrativa e nei dettagli dei personaggi. Kingsley ha spiegato che certe scelte, inevitabili in un prodotto pensato per il grande pubblico di Prime Video, servono a rendere più fluida la storia e a enfatizzare quegli elementi visivi – i paesaggi, la luce, la fisicità degli attori – che sulla carta funzionano diversamente. Non c’è però, nelle sue parole, alcun tentativo di sminuire l’adattamento: le differenze vengono presentate come naturali passaggi da un medium all’altro, non come tradimenti. E nonostante qualche forzatura narrativa, il film regge proprio grazie a questa consapevolezza di sé, senza mai prendersi troppo sul serio.




