Mario Tennis Fever, il ritorno di un classico: recensione e prime valutazioni
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Redazione Scienza e Tecnologia
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C'è qualcosa di profondamente radicato, quasi nostalgico, nel vedere quei personaggi del Regno dei Funghi scendere in campo per un altro match, specialmente quando a colpire la pallina è un idraulico baffuto la cui potenza ricorda quella di un piccolo reattore nucleare. L'eredità di questa serie, che ha mosso i primi passi in sordina e in monocromo con "Mario's Tennis" per Virtual Boy nel lontano 1995, è stata poi plasmata con mano sicura dagli sviluppatori di Camelot, i quali, nonostante il nome possa trarre in inganno, sono uno studio giapponese indipendente che da decenni intrattiene un rapporto esclusivo ma non proprietario con Nintendo. Una collaborazione, questa, che ha dato vita a titoli capaci di bilanciare con maestria l'accessibilità del gioco sportivo e il caos più sfrenato, tipico dell'universo mariesco, creando una formula che negli anni ha conquistato schiere di appassionati.
Un match lungo tre decenni
La storia di Camelot, che dopo il 1999 si è concentrata quasi esclusivamente su produzioni per Nintendo senza esserne una sussidiaria, è inestricabilmente intrecciata a quella della serie di tennis, diventandone il custode designato. Questo nuovo capitolo, "Mario Tennis Fever", arriva dunque carico di aspettative, promettendo di essere l'evoluzione naturale del precedente "Aces". Le meccaniche di gioco, che molti già conoscono, si fondano su un sistema intuitivo ma profondo, dove i colpi speciali e le mosse caratteristiche di ogni personaggio infrangono le regole della fisica ordinaria, regalando momenti di puro divertimento. La presentazione, vivace e colorata, è un inno alla gioia di giocare, mentre le modalità multiplayer, sia competitive che cooperative, ampliano notevolmente la longevità dell'esperienza, offrendo qualcosa sia per i giocatori solitari che per quelli più inclini alla sfida con o contro gli amici.
Il verdetto della stampa specializzata
Con la scadenza dell'embargo sulle recensioni, il quadro delle prime impressioni è diventato chiaro. I voti assegnati dalla critica internazionale sono globalmente positivi, sebbene non eclatanti, delineando un gioco che si attesta su livelli di qualità paragonabili al suo predecessore. Le valutazioni aggregate, che oscillano intorno a un 76 su Metacritic basato su circa sessanta recensioni, e a un 74 su OpenCritic con una lieve tendenza al rialzo, suggeriscono un Titolo solido e godibile, capace di soddisfare le attese dei fan ma forse privo di quella scintilla di innovazione necessaria per segnare un netto passo in avanti. Si tratta, in sostanza, di un prodotto che raffina la formula consolidata senza stravolgerla, puntando sulla solidità del gameplay e sul carisma dei suoi personaggi.
Tra sport e chaos: l'essenza mariesca
Ciò che distingue questo titolo da una semplice simulazione sportiva è proprio la sua capacità di fondere due anime apparentemente opposte. Da un lato, mantiene una struttura e delle regole riconoscibili a chiunque abbia mai seguito una partita di tennis; dall'altro, introduce elementi di fantasia e di potere che trasformano ogni scambio in uno spettacolo imprevedibile. Questa dualità, gestita con l'esperienza maturata in oltre trent'anni di sviluppo, è il vero cuore pulsante dell'opera. Il prezzo di lancio, fissato a 69,99 euro per la versione digitale, e la classificazione PEGI 7 la rendono un'opzione familiare e accessibile, pronta a sbarcare su Switch 2 nella data prevista. Un'offerta, quindi, che punta a confermare il seguito di un franchise storico, rinfrescandone lo spirito senza tradirne le origini.




