Mario Tennis Fever, la recensione: frenesia e sfide spericolate nel nuovo gioco per Nintendo Switch 2
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il tennis secondo Super Mario. Si sa, la mascotte di Nintendo ha vestito in passato tanti ruoli, anche come atleta professionista: dopo le corse spericolate a bordo di piccoli “bolidi” nella serie Mario Kart e le 18 buche avvincenti del franchise Mario Golf, un altro brand sportivo molto amato dedicato all’idraulico baffuto è quello di Mario Tennis. Attiva oramai da oltre un quarto di secolo, la saga sul tennis sviluppata da Camelot Software in esclusiva per Nintendo ha fatto tappa praticamente su qualsiasi console della compagnia nipponica dal 2000 a oggi, cambiando nel tempo la sua formula, ma mai il suo cuore creativo. Oggi, con l’arrivo di Mario Tennis Fever — disponibile dal 12 febbraio 2026 in esclusiva per Nintendo Switch 2 — ci si trova di fronte a un capitolo che mette finalmente il gameplay al centro dell’esperienza, offrendo un sistema di gioco solido, bilanciato e arricchito da un’ottima idea come quella delle racchette speciali -2-3-10.
La grande varietà di modalità e un multiplayer convincente compensano una campagna single player meno ispirata. A certificarlo sono i primi voti della stampa internazionale: scaduto l’embargo previsto, le recensioni di Mario Tennis Fever hanno fatto registrare un Metascore di 76 punti su MetaCritic — leggermente salito a 77 secondo alcune rilevazioni successive — basato su circa sessanta test, mentre su OpenCritic la media si attesta attualmente sul 74, con una tendenza al miglioramento nelle ultime ore -1-5-9. Un punteggio, questo, che posiziona il nuovo nato sostanzialmente in linea con il predecessore Mario Tennis Aces, uscito nel 2018 su Nintendo Switch, il quale aveva totalizzato una media analoga -9. I giudizi, dunque, sono positivi sebbene non eccezionali, e dimostrano come Camelot abbia preferito consolidare la formula piuttosto che rivoluzionarla, operazione per certi versi necessaria dopo gli anni di assestamento del franchise.
Il ritorno alla sostanza: racchette, strategia e profondità arcade
Il cuore pulsante di Mario Tennis Fever risiede nell’introduzione delle cosiddette Racchette Frenesia, trenta strumenti ciascuno dotato di abilità uniche che vanno a sostituire — evolvendoli — i colpi speciali visti in Aces -2-3-7. Alcune racchette rendono invisibile la pallina, altre creano colpi a forma di missile o ostacoli sul campo, altre ancora congelano la superficie di gioco dell’avversario: un ventaglio di possibilità che, lungi dal rappresentare un semplice abbellimento estetico, introduce una componente strategica profonda e ben bilanciata -2-9. L’effetto, spiegano gli analisti, si attiva solo dopo il rimbalzo, permettendo così di effettuare contrattacchi ragionati e impedendo che il potere speciale diventi un banale “premi e vinci” -2-7. A ciò si aggiunge una barra della salute, meccanica mutuata dai picchiaduro, che rallenta o sposta i tennisti dopo molti colpi subiti: un dettaglio non secondario, che allunga la durata degli scambi e premia la pazienza tattica -2. I colpi di base restano quelli tradizionali — top spin, slice, lob e smorzata — ma l’interazione con la pallina è profondamente cambiata: la sfera, più grande in stile Wii Sports, rende molto semplice eseguire tiri perfetti, compensando la maggiore difficoltà nell’impatto corretto -2. La vera velocità del gioco emerge tuttavia con la pallina rapida, utilizzata nelle fasi finali della Storia, nei tornei e online: in questo caso gli scambi diventano fulminei e richiedono riflessi pronti, oltre a una precisione millimetrica nella direzione dei colpi -2.
Roster da record e un comparto visivo che fa la differenza
Dal punto di vista dei contenuti, il Titolo si presenta generoso. Il roster conta ben trentotto personaggi giocabili — il numero più alto nella storia della serie — suddivisi in categorie ben distinte come versatili, potenti, tecnici o velocisti, ciascuno con statistiche proprie che influenzano pesantemente lo stile di gioco -2-3-7. La scelta del tennista, combinata con quella della racchetta, diviene pertanto il nodo centrale attorno a cui ruota l’intera costruzione tattica della partita. A livello tecnico, Mario Tennis Fever si pone come la naturale evoluzione del suo predecessore: le texture risultano più dettagliate, le rifrazioni di luce più dinamiche e le animazioni facciali — si veda il movimento della narice di Mario o il codino di Bowser durante gli scambi — raggiungono un livello di cura quasi cinematografico -2-6. Ne è prova la sequenza introduttiva, un filmato di due minuti pubblicato da Nintendo alla vigilia del lancio, nel quale si assiste a un acceso doppio tra Mario e Bowser contro Peach e Daisy: un tripudio di colori, effetti speciali e inquadrature studiate per enfatizzare la simpatia dei protagonisti e la spettacolarità delle nuove meccaniche -6.
Un’avventura che non decolla e un’intelligenza artificiale sottotono
Se sul fronte del gameplay e dell’offerta multigiocatore il gioco convince, non altrettanto si può dire per la modalità avventura. La campagna single player, che vede Mario e compagni trasformati in neonati a causa di misteriosi mostri incontrati su un’isola remota, è stata giudicata dalla critica come la parentesi meno riuscita dell’intera produzione -7-10. IGN, che ha assegnato al gioco un punteggio di 7 su 10, parla esplicitamente di una struttura “poco più che un tutorial allungato”, lenta nella prima metà — ambientata in una noiosa accademia tennistica — e improvvisamente sbrigativa quando finalmente ingrana -1-7. A ciò si aggiunge un’intelligenza artificiale avversaria definita “basica” e dei boss fight dimenticabili, che spezzano il ritmo senza offrire vere sfide -5-7. Fa eccezione la modalità Torri della Prova, una serie di incontri a eliminazione con condizioni variabili e avversari sempre più ostici, che sembra raccogliere il favore di chi cerca un allenamento veloce ma intenso -7.
Multiplayer solido e personalizzazione: il vero campo di gioco
L’anima autentica di Mario Tennis Fever risiede però nel multiplayer, locale e online. L’esperienza con amici — o contro sconosciuti — esalta le potenzialità del sistema di gioco: gli scambi diventano duelli psicologici, l’uso oculato delle Racchette Frenesia ribalta partite apparentemente segnate e la personalizzazione delle partite, che consente persino di disattivare i poteri speciali per tornare a un tennis più classico, restituisce al giocatore il controllo totale sull’esperienza -7. I server di lancio, pur con qualche lieve incertezza, hanno retto l’impatto dei primi test -7. Un capitolo maturo, insomma, divertente e destinato a durare nel tempo, che sacrifica l’ambizione di stupire sull’altare della solidità: una scelta ponderata, forse non memorabile, ma certamente efficace per riconquistare il centro del campo.




