Starmer sposta il Labour a destra: "L’immigrazione ha danneggiato il Regno Unito"
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Redazione Esteri
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Keir Starmer, primo ministro britannico e leader del Partito Laburista, ha scelto un linguaggio inaspettatamente duro per annunciare la nuova politica migratoria del suo governo, definendola una necessità per evitare che il Paese diventi «un’isola di stranieri». Parole che, se pronunciate da un esponente conservatore, non avrebbero sorpreso, ma che suonano come una svolta netta quando a pronunciarle è un esponente della sinistra britannica.
Il documento presentato da Starmer, ribattezzato "Libro Bianco", riprende toni e proposte tipici delle destre sovraniste, con un chiaro obiettivo: ridurre drasticamente l’immigrazione, sia regolare che irregolare. «È ora di riprendere il controllo dei nostri confini», ha dichiarato il premier, in un’espressione che riecheggia lo slogan dei sostenitori della Brexit. Il piano prevede un inasprimento dei visti per lavoro, studio e ricongiungimento familiare, oltre a misure più severe per contrastare gli ingressi illegali.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Le organizzazioni per i diritti dei migranti hanno definito le sue parole «vergognose e pericolose», mentre una parte della sinistra laburista ha parlato di retorica «disumanizzante». Tra le critiche più dure, quella di Care4Calais, ong attiva nel Canale della Manica, che ha chiesto scuse ufficiali per una terminologia giudicata divisiva.
Starmer, che aveva promesso di distanziarsi dalle politiche migratorie dei Tory, sembra invece averne adottato l’impostazione, se non il lessico. Il suo discorso, pur evitando riferimenti diretti a figure come Nigel Farage o Donald Trump, ne richiama la retorica, soprattutto nell’insistenza sul controllo delle frontiere. Resta da vedere se questa mossa, che alcuni interpretano come un tentativo di strappare consensi all’elettorato conservatore, avrà l’effetto sperato o finirà per alienargli parte della base tradizionale del Labour.




