Zelensky, piano per la tregua: “Niente elezioni, sarebbero uno tsunami”
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Redazione Esteri
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Zelensky rilancia un piano per la tregua in Ucraina concordato con Stati Uniti ed Europa, ma allo stesso tempo chiude alla prospettiva di elezioni, considerate in questa fase un rischio capace di trasformarsi in uno “tsunami”. Il progetto prospettato dal presidente ucraino partirebbe dal cessate il fuoco e avrebbe come secondo passaggio la creazione di una zona economica libera, proposta avanzata da Washington. Nel percorso sarebbero coinvolte anche la Nato e l’Unione Europea, mentre sul piano interno cresce il confronto politico sul voto e sulla tenuta della leadership di Kiev. Il quadro descritto resta però segnato dagli attacchi militari, che continuano da entrambe le parti e rendono più difficile leggere gli annunci diplomatici come l’avvio concreto della fine del conflitto.
Il piano di Zelensky tra cessate il fuoco e zona economica libera
La prima tappa indicata nel nuovo piano di pace sarebbe dunque il cessate il fuoco, seguito dalla creazione di una zona economica franca o speciale. Si tratta di un’impostazione che, secondo l’analista Ruslan Bortnik, direttore dell’Istituto di politica di Kiev, contiene “idee importanti ma già viste”. Bortnik sostiene infatti che proposte di questo tipo siano state discusse più volte con i partner americani, citando anche Kushner e Trump, e osserva che l’attuale fase non mostra ancora un percorso evidente verso la conclusione della guerra. La sua lettura insiste invece sull’escalation, elemento che contrasta con l’immagine di una trattativa già avviata verso risultati immediati. Il piano rimane quindi al centro del confronto, ma si inserisce in una situazione militare ancora caratterizzata da attacchi e risposte sul territorio.
Proprio nelle ore delle celebrazioni ucraine per la bandiera non sono mancati nuovi attacchi russi contro la rete ferroviaria dell’Ucraina, mentre droni di Kiev hanno colpito città russe. La contemporaneità tra iniziative diplomatiche e operazioni militari evidenzia il doppio livello su cui si muove la crisi: da una parte la ricerca di formule che possano aprire una tregua, dall’altra una pressione armata che non risulta interrotta. Nel doppio anniversario dei 35 anni dall’Indipendenza dell’Ucraina e dei quattro anni e mezzo dall’invasione russa, Kyrylo Budanov ha ribadito che il Paese è “ancora in piedi” e ha indicato la difesa aerea tra le priorità per Kiev. L’ex numero uno dell’intelligence, ora capo di gabinetto del presidente, ha definito cruciali i Patriot e ha richiamato anche l’attenzione sul Mar Nero.
Il fronte politico: Fedorov, le elezioni e la pressione su Zelensky
Accanto al negoziato e alla guerra resta aperto il fronte politico interno, con il tema delle elezioni che alimenta nuove tensioni. Bortnik sostiene che Fedorov stia sfidando il presidente, ma considera le urne un rischio nella fase attuale. Anche Budanov prende posizione contro la richiesta di andare al voto e afferma che Fedorov sbaglia a chiederlo. La posizione attribuita a Zelensky è ancora più netta: niente elezioni, perché potrebbero trasformarsi in uno “tsunami”. Il confronto non riguarda quindi soltanto i tempi di un possibile voto, ma si intreccia con una fase in cui la leadership del presidente viene descritta come sottoposta a una pressione crescente, mentre Kiev deve gestire contemporaneamente il conflitto, i rapporti con i partner occidentali e il dibattito interno.
La situazione politica si sviluppa mentre a Kiev arrivano i “volenterosi” europei nel giorno dell’indipendenza dell’Ucraina e l’Unione Europea stanzia altri 6,1 miliardi di euro, indicati come parte del prestito da 90 miliardi, per sostenere le difese aeree ucraine. Nel materiale fornito viene però sottolineato che il problema non riguarda soltanto le risorse finanziarie, perché le difese avrebbero bisogno soprattutto di missili difficili da reperire sul mercato. Nello stesso contesto la leadership di Zelensky viene descritta come sempre più traballante, sia per l’andamento delle operazioni militari sia per gli incessanti bombardamenti russi contro infrastrutture, industrie e obiettivi militari. Il presidente resta tuttavia in sella mentre il confronto politico interno si sovrappone alle necessità militari e alle iniziative diplomatiche sostenute dagli alleati.
Difesa aerea, Italia e ruolo dei partner occidentali
Budanov collega direttamente la tenuta dell’Ucraina al sostegno dei partner e chiede anche all’Italia un aiuto per difendere cieli e porti. La priorità indicata riguarda la difesa aerea, con i Patriot definiti cruciali, mentre il Mar Nero viene presentato come un tema che non può essere considerato soltanto locale. Queste richieste si affiancano al coinvolgimento di Stati Uniti, Europa, Nato e Unione Europea nel piano prospettato da Zelensky, delineando un quadro nel quale la dimensione militare e quella diplomatica procedono insieme. Il possibile cessate il fuoco e la zona economica libera rappresentano i due passaggi indicati per aprire una nuova fase, ma nel frattempo la guerra continua a incidere sulle infrastrutture, sulle capacità difensive e sulle scelte politiche di Kiev.
Il nodo delle elezioni resta così legato alla valutazione dei rischi prodotti da una consultazione durante il conflitto. Le posizioni riportate convergono nel descrivere il voto come un fattore potenzialmente destabilizzante nella fase attuale, anche se la richiesta di aprire le urne segnala l’esistenza di un confronto politico sempre più visibile. Sullo sfondo rimangono il piano di tregua, il ruolo di Washington nella proposta della zona economica libera e il sostegno europeo alle difese ucraine. Nello stesso momento gli attacchi russi e le azioni dei droni ucraini mostrano che il livello dello scontro non si è ridotto, mentre le iniziative diplomatiche e il dibattito sulla leadership di Zelensky avanzano su un fronte parallelo rispetto alle operazioni militari.
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