A Ceuta la crisi migratoria non si ferma: focolai di scabbia, violenze e un collasso annunciato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A quasi un mese di distanza dall'imponente ondata migratoria che ha travolto l'exclave spagnola, la situazione a Ceuta resta critica. Dei circa 80mila migranti che hanno superato il confine tra il 30 e il 31 luglio, favoriti da una manovra del Marocco, la maggior parte ha fatto ritorno nel Paese d'origine.

Tuttavia, un numero ancora imprecisato di persone – si parla di almeno 5mila, secondo alcune stime addirittura 10mila – è rimasto bloccato in città, vivendo in condizioni disumane tra centri di accoglienza stracolmi, marciapiedi e rifugi di fortuna, senza un tetto né un accesso regolare al cibo. La tensione è palpabile e il quadro che emerge è quello di un territorio messo in ginocchio, dove l'emergenza umanitaria si intreccia pericolosamente con l'incubo della sicurezza pubblica.

Il rebus dei numeri e il crollo dell'accoglienza

In questo scenario di caos, anche le cifre ufficiali sono state oggetto di un improvviso e significativo ridimensionamento. La Policía Nacional ha corretto i dati relativi ai minori non accompagnati presenti sul territorio, abbassando il conteggio da 2.168 a circa 1.500. La ragione di questo aggiustamento, come spiegato dal ministero dell'Interno, risiede in un errore di registrazione: alcune pratiche riferite a uno stesso minore erano state classificate come fascicoli separati, generando un doppione che aveva gonfiato artificiosamente il numero dei minori bisognosi di tutela.

La comunicazione ufficiale della polizia, risalente al 18 agosto, aveva certificato l'identificazione di 2.168 minori dalle prime ore dell'ingresso massiccio fino alle 9.00 di quel giorno, ma la revisione delle banche dati ha ridimensionato quella che sembrava una delle emergenze più drammatiche dell'intera crisi, lasciando comunque sul terreno una cifra imponente di ragazzini soli da gestire.

Collasso sanitario e violenze: il racconto della stampa spagnola

La denuncia delle condizioni in cui versa l'exclave arriva con toni drammatici attraverso le parole di giornalisti e cronisti locali. In un'intervista rilasciata al Riformista, il giornalista spagnolo Cano Unai, conduttore del programma Bipartidismo, ha tracciato un quadro apocalittico della vita quotidiana a Ceuta, descrivendo un "totale collasso a tutti i livelli". Secondo la sua testimonianza, alla popolazione sono state imposte vere e proprie tessere annonarie per l'acquisto di beni di prima necessità come pane e acqua, a causa di una catena di approvvigionamento che si è inceppata.

Molti supermercati, infatti, preferiscono donare le scorte alle Ong impegnate nell'assistenza ai clandestini, lasciando i residenti a dover razionare le risorse. Unai ha inoltre lanciato l'allarme sulla diffusione di focolai di scabbia, un indicatore chiaro dell'emergenza igienico-sanitaria che sta investendo la città, e ha parlato di un'impennata di reati predatori, con furti in abitazione, rapine e aggressioni sessuali che hanno reso le strade insicure.

Ancora più inquietante è la presenza, tra i flussi migratori, di veri e propri criminali: secondo quanto riportato, sarebbero almeno 19 le donne violentate, la maggior parte delle quali di origine marocchina e in larga parte minorenni, ma tra le vittime figurerebbero anche cittadine spagnole, segno che la violenza non risparmia né la comunità locale né i migranti stessi.

La reazione di Bruxelles e i tentativi di arginare l'emergenza

Mentre la cronaca racconta il dramma quotidiano, le istituzioni europee sembrano muoversi con cautela, cercando di prendere le distanze dalla gestione operativa dell'emergenza pur riconoscendone la gravità. Il portavoce della Commissione europea, Markus Lammert, ha ribadito il 25 agosto che la situazione attuale è profondamente diversa da quella dei primi giorni del mese, grazie al fatto che i nuovi tentativi di ingressi illegali sarebbero stati sventati con successo e che misure supplementari sono state intraprese per fronteggiare le circostanze.

Nonostante queste rassicurazioni, l'Unione europea è ancora chiamata a fare i conti con la portata di una crisi che ha messo in luce tutte le fragilità del sistema di frontiera comune, mentre la Spagna sollecita un finanziamento d'emergenza per far fronte a un'emergenza che, a conti fatti, non accenna a risolversi. La richiesta di aiuti economici a Bruxelles testimonia come il governo di Pedro Sanchez sia consapevole che le risorse locali non bastano più a tamponare una falla che rischia di trasformarsi in una ferita politica e sociale difficile da rimarginare.

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