A Ceuta i minori migranti dormono in strada, il sistema di protezione è al collasso

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A due settimane dall'arrivo di decine di migliaia di persone provenienti dal Marocco, nella città autonoma spagnola di Ceuta la situazione per i minori migranti non accompagnati resta drammaticamente critica.

L'allarme, lanciato da Save the Children e da altre organizzazioni umanitarie presenti sul territorio, dipinge lo scenario di una emergenza che le autorità locali faticano a gestire: migliaia di bambini e adolescenti, molti dei quali di età inferiore ai sedici anni e con storie di fuga da contesti di guerra e violenza, trascorrono le notti all'addiaccio, privi di una rete di protezione istituzionale e esposti a rischi gravissimi per la loro incolumità.

L'enormità dei numeri e il collasso delle strutture

La capacità ordinaria di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati a Ceuta è di appena 29 posti; una cifra che, com'è facilmente intuibile, è stata spazzata via dall'ondata migratoria degli ultimi giorni di luglio. Le autorità locali hanno denunciato un tasso di occupazione dei centri che ha superato il 2.600%, una pressione insostenibile su un sistema già di per sé fragile. Secondo le stime più aggiornate, circa 1.500 minori sono stati presi in carico e inseriti in strutture di fortuna, mentre altre organizzazioni sociali stimano che ben 4.000 bambini rimangano al di fuori di qualsiasi circuito di protezione, in attesa di essere identificati, localizzati e collocati in un luogo sicuro. Il numero totale di minori presenti nell'exclave, tra accolti e non, si aggirerebbe intorno ai 5.000, sebbene il governo spagnolo abbia parlato di 1.898 minori identificati, un dato che fotografa solo in parte la reale portata della tragedia.

La vita per strada e l'allarme sfruttamento

L'emergenza non riguarda solo la mancanza di un tetto. Le associazioni che operano sul campo, come Save the Children, denunciano l'estrema vulnerabilità di questi ragazzi, che vivono in spazi non sicuri e sono esposti quotidianamente a violenze, sfruttamento sessuale, tratta e reclutamento da parte di reti criminali. In un contesto di questo tipo, la mancanza di una protezione adeguata moltiplica i rischi, soprattutto per le bambine e per i minori provenienti da Paesi dilaniati dalla guerra, che spesso portano con sé traumi profondi e si trovano soli in un paese straniero.

La risposta, per il momento, è affidata in larga parte alla società civile e alle organizzazioni religiose. Il centro San Antonio, gestito dal Secretariado diocesano de migraciones in collaborazione con l'Agenzia scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo, rappresenta un approdo di fortuna per molti giovani migranti, che qui trovano un pasto caldo e la possibilità di una doccia, ma la portata dell'emergenza è tale che questi sforzi, per quanto encomiabili, non bastano a colmare il vuoto lasciato dalle istituzioni.

Le procedure e lo scontro politico

Il rimpatrio dei minori, invocato dal governo marocchino, si scontra con la complessità delle procedure legali. Una volta messo piede sul suolo spagnolo, ogni minore non accompagnato diventa automaticamente tutelato dall'amministrazione regionale, che è tenuta a garantirne la protezione fino al raggiungimento della maggiore età. La Procura deve esaminare ogni singola pratica, ascoltare il minore e valutare il suo superiore interesse, rendendo di fatto impossibile qualsiasi forma di rimpatrio collettivo.

Un precedente della Corte Suprema, che nel gennaio 2024 ha dichiarato illegale il rimpatrio di 55 minori marocchini, ha ulteriormente irrigidito le procedure, richiedendo un iter individuale e supervisionato per ogni caso. Questo quadro normativo si traduce in un collasso burocratico, con la Procura di Ceuta costretta a chiedere rinforzi per gestire l'accumulo di pratiche.

Nel frattempo, la gestione dell'emergenza è diventata terreno di scontro politico tra il governo centrale del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) e le regioni amministrate dal Partito Popolare (PP), con il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, che ha più volte lanciato appelli al governo centrale per ottenere risorse e attivare i trasferimenti dei minori verso altre comunità autonome.

Save the Children ha chiesto con urgenza l'attivazione di tutti i fondi straordinari disponibili per potenziare le risorse di accoglienza e la mappatura di tutti gli spazi liberi in città che possano essere convertiti in rifugi di emergenza. L'organizzazione sottolinea come la risposta di solidarietà dei cittadini, per quanto fondamentale, non possa e non debba sostituire una risposta istituzionale coordinata, stabile e garantita per la protezione dei minori.

Mentre le autorità discutono e le procedure vengono espletate, centinaia di bambini continuano a dormire in strada, in un'isola di asfalto rovente che sembra aver dimenticato la sua promessa di protezione.

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