Natalia Paragoni e la guerra silenziosa al linfoma: «La parola "chemio" fa paura, io parlo di infusioni»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Prima un taglio a caschetto, deciso quando le ciocche cominciavano a diradarsi; poi, a distanza di pochissimi giorni, un altro, ancor più netto, che ha trasformato la sua chioma in un pixie corto e voluminoso. Natalia Paragoni, 28 anni, ha scelto di mostrare senza filtri questo passaggio sui social, perché il cambiamento fisico imposto dalle cure – lo si legge nella determinazione del suo sguardo – non deve essere un tabù, bensì una tappa da normalizzare.

La content creator, diventata celebre al grande pubblico dopo l’esperienza nel dating show di Canale 5, sta attraversando una delle prove più dure: la diagnosi di linfoma di Hodgkin, ricevuta quando era all'ottavo mese della seconda gravidanza.

Un momento che avrebbe dovuto essere di sola attesa gioiosa per l’arrivo della piccola Beatrice si è invece trasformato in un incubo di esami e silenzi, con la prima biopsia che confermava la neoplasia senza però riuscire a identificarne la tipologia, lasciando la coppia – lei e il compagno Andrea Zelletta – in un limbo di angoscia prima del verdetto definitivo.

Subito dopo il parto, avvenuto il 5 maggio, la macchina delle terapie si è messa in moto.

Ed è proprio nel lessico quotidiano che Natalia ha trovato un’ancora di salvezza psicologica, una sottile trincea per tenere a bada la paura. «Tendo a chiamarle "infusioni" – ha spiegato rilasciando una delle poche interviste a riguardo – perché mi aiuta a vivere questo percorso con un approccio più sereno». Una parola, quella relativa alla chemioterapia, che ha un peso specifico enorme e che, come ammette lei stessa, fa paura al primo ascolto, quasi fosse una condanna anziché una cura.

Scegliere un sinonimo meno aggressivo non è un atto di negazione, ma una strategia di sopravvivenza emotiva che le consente di preservare quella serenità necessaria per affrontare le sessioni in day hospital, per sottoporsi alle analisi del sangue che precedono ogni ciclo (quelle che stabiliscono se il corpo è pronto a ricevere un nuovo attacco alle cellule malate) e per gestire la quotidianità di una famiglia giovane, segnata dall’arrivo di Ginevra nel 2023 e, ora, dalla neonata Beatrice.

I gesti concreti tra foulard di lusso e pratiche ospedaliere

Dopo aver completato la seconda seduta di questa terapia (o "infusione", se si preferisce usare il suo vocabolario), Natalia ha voluto concedersi un regalo. All’uscita della struttura sanitaria, consapevole che la perdita dei capelli è un effetto collaterale ormai inevitabile, l'influencer ha acquistato un foulard firmato Pucci.

Non si tratta di un semplice accessorio modaiolo, come qualcuno potrebbe affrettarsi a giudicare: in questo gesto si cela la volontà di non perdere la propria identità estetica, di trasformare un "dovere" (coprire il capo) in un piacere personale, una carezza al proprio io che sta mutando aspetto. Nei giorni precedenti, aveva già iniziato a prepararsi a questo cambiamento accorciando gradualmente la lunghezza, prima da sola in bagno con la piccola Ginevra a guardare, poi affidandosi alle mani di un parrucchiere per il taglio definitivo.

In tutto questo, Andrea Zelletta gioca un ruolo pratico oltre che sentimentale; scherzosamente "promosso" a segretario particolare della compagna, è lui che si fa carico del panico burocratico quando i medici parlano. «Quando parlano i medici vado in panico» ha confessato lei, delegando di fatto al compagno la gestione delle pratiche e la comunicazione più tecnica, un modo per alleggerire il carico mentale di una malattia che non concede tregua nemmeno nei dettagli logistici.

La diagnosi inaspettata durante l’attesa di Beatrice

La scoperta del linfoma di Hodgkin è arrivata come un fulmine a ciel sereno il 27 aprile. In quel periodo, Natalia avrebbe dovuto godersi gli ultimi due mesi della seconda gravidanza, circondata dalle attenzioni per la nuova arrivata. Invece, una telefonata ha cambiato il corso degli eventi. I sintomi dovevano essere già presenti, ma spesso questa neoplasia – che colpisce il sistema linfatico partendo dai linfociti B – si manifesta in modo subdolo nelle giovani donne.

L'aspetto più complicato, racconta, è stato il mese successivo al parto: quello del silenzio e delle lacrime, dove alla gioia per la nascita si mescolava la paura per un futuro improvvisamente appeso a un filo. «Piansi tantissimo quando avrei dovuto solo gioire», ha scritto in un lungo sfogo social. Tuttavia, la scelta di condividere tutto, dalla prima foto in ospedale al nuovo look, non è stata casuale.

Natalia ha deciso di infrangere quella regola non scritta che vuole il dolore nascosto, portando i suoi follower dentro le mura domestiche e le sale d'attesa, raccontando con disarmante sincerità cosa significhi convivere con una diagnosi di tumore mentre allatti una bambina e cresci una bambina più grande.

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