Natalia Paragoni, il linfoma scoperto in gravidanza e le “infusioni” di chemio che fanno meno paura della parola
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Quando la parola "chemio" riecheggia nei corridoi bianchi di un ospedale – specialmente se a pronunciarla sono i medici mentre, di lì a poco, dovresti invece ascoltare il primo vagito della tua secondogenita – il peso specifico di quel termine rischia di schiacciare qualsiasi altra emozione. Natalia Paragoni, che di mestiere fa l’influencer condividendo frammenti di vita con oltre un milione e mezzo di persone, ha scelto di ribattezzare quelle sedute con un eufemismo quasi gentile: le chiama "infusioni".
Una sostituzione lessicale, viene da pensare, che non è solo una questione di semantica, ma un vero e proprio scudo emotivo per affrontare la diagnosi di linfoma di Hodgkin, ricevuta quando la pancia era già rotonda per l’ottavo mese di gravidanza della piccola Beatrice.
Il silenzio rotto dopo la nascita e la telefonata che cambia la vita
Nata il 5 maggio, la bambina ha rappresentato l’urgenza più immediata: il parto, complicato al punto da richiedere un cesareo, ha assorbito le energie fisiche e mentali della madre nei giorni immediatamente successivi. Solo dopo, una volta rientrata a casa, Natalia ha rotto quel silenzio reso ancora più pesante dalle flebo e dalle notti insonni. La scoperta del linfonodo ingrossato – un "bozzo" sul collo inizialmente sottovalutato – era avvenuta a fine aprile, quando mancavano poche settimane alla data presunta del parto.
La prima biopsia aveva confermato la natura maligna della massa, ma senza riuscire a identificarne la tipologia; un’attesa snervante, quella tra il primo sospetto e il responso definitivo, che l’ha costretta a convivere con l’ansia mentre dentro di lei cresceva Beatrice. Il momento della verità è arrivato dopo il parto: "Io e Andrea ci siamo messi a piangere", ha confessato lei in un'intervista, riferendosi al compagno Andrea Zelletta, il padre delle sue due bimbe.
Un foulard di seta come atto di resistenza dopo la seconda seduta
Passata la fase della diagnosi, Paragoni ha iniziato subito il protocollo terapeutico. La seconda "infusione" (ecco di nuovo quel termine) l’ha trovata pronta a mostrare un aspetto crudo della cura: la perdita dei capelli, un evento che per molte donne oncologiche assume i contorni di una mutilazione simbolica.
Invece di nascondersi, l’influencer ha documentato la transizione per gradi: prima un taglio casalingo con elastici e rasoio, poi un pixie cut cortissimo, infine l’acquisto di un foulard di seta a motivi geometrici firmato Pucci, comprato subito dopo le dimissioni dalla seconda seduta. Quell’accessorio, ostentato in una foto su Instagram, non è solo un capriccio da vetrina; è un piccolo atto di resistenza, la volontà di prendersi cura della propria immagine quando il corpo è sotto attacco dai farmaci.
"Come sto?", ha chiesto lei ai follower, mentre le ciocche cadevano e il tessuto prezioso le cingeva il capo.
L'importanza della quotidianità (e il "segretario" Andrea Zelletta)
In un racconto che oscilla tra la fragilità e una determinazione quasi feroce, Natalia Paragoni ha ribadito più volte la volontà di non stravolgere le sue abitudini. "Voglio che tutto resti com’è", ha scritto, precisando però che qualche cambiamento sarà inevitabile. Il compagno Andrea Zelletta, conosciuto anni fa proprio nel parco corteggiatori di un dating show, si è ritagliato un ruolo preciso in questa nuova routine: quello del factotum burocratico.
"Quando parlano i medici vado in panico", ha ammesso lei, delegando a lui la gestione delle pratiche ospedaliere e degli esami del sangue. Un meccanismo di sopravvivenza a due, dove lui fa da scudo emotivo e lei si concentra sull’obiettivo primario: rivedere crescere Ginevra (la primogenita di quasi tre anni) e la piccola Beatrice, che nel frattempo è diventata una "grande mangiona". La strategia comunicativa adottata da Paragoni è lucida: eliminare i filtri, trasformare la paura in contenuto, senza mai scadere nell’autocommiserazione.




