Il ‘topo della morte’ tra le mani di una tiktoker: la disinvoltura virale che sfida l’hantavirus in Patagonia
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Redazione Salute
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Il confine tra un gesto innocuo e una potenziale emergenza epidemiologica, in piena era dei contenuti virali, diventa spesso labile. Una giovane argentina, ripresa durante un trekking a San Carlos de Bariloche, lo ha varcato con una naturalezza che ora la cronaca giudica quantomeno avventata. Nel mirino dei social, e soprattutto delle autorità sanitarie locali, è finito un video – pubblicato su TikTok – dove la ragazza, tale Marina Korb, maneggia con sicurezza un piccolo roditore dal nome tecnico Oligoryzomys longicaudatus, più noto come ‘topo dalla coda lunga’ o, negli incubi degli infettivologi, ‘colilargo’. Quello che per lei era “solo un animaletto carino”, da accarezzare e avvicinare persino al volto, rappresenta invece il principale serbatoio naturale dell’hantavirus Andes.
Un virus che si trasmette anche tra persone, e che a Bariloche ha già colpito
La particolarità di questo ceppo virale, a differenza di altri hantavirus, risiede in una capacità doppiamente insidiosa: non solo può passare dal roditore all’uomo attraverso le feci, l’urina o la saliva dell’animale, ma può trasmettersi anche da persona a persona. Un’eccezione che ha reso celebre (o tristemente noto) il ‘topo dalla coda lunga’ nelle regioni del Cile e dell’Argentina meridionale. Proprio a Bariloche, ha ricordato il quotidiano *Los Andes*, un uomo di 45 anni è attualmente ricoverato in terapia intensiva dopo aver contratto l’hantavirus. Nessuna relazione diretta, per ora, con il gesto della giovane influencer, ma la concomitanza ha alimentato la polemica. La stessa località, d’altronde, era già stata al centro di un focolaio su una nave da crociera, l’MV Hondius, che secondo le ipotesi investigative degli epidemiologi sarebbe partito proprio da un esemplare di ‘colilargo’.
“Sembrava innocuo”: la difesa della ragazza e il rischio dell’effetto emulazione
Marina Korb, dopo la raffica di critiche – molte delle quali arrivate da utenti che l’hanno accusata di mettere a rischio se stessa e altri – ha risposto con una spiegazione che suona, per molti, come un atto di incoscienza più che una giustificazione. “Non sapevo che si trattasse di una specie potenzialmente portatrice del virus – ha dichiarato – ho visto solo un animaletto carino”. Una frase che, nel contesto di una regione dove l’hantavirus non è una leggenda metropolitana ma una minaccia concreta, ha scatenato un’ondata di preoccupazione anche tra i medici. Nessuno, al momento, ha segnalato che la ragazza abbia sviluppato sintomi, né che abbia effettuato profilassi o test specifici. Tuttavia, il gesto resta sotto osservazione: maneggiare un roditore selvatico, per di più in un’area endemica, non è – come ha commentato con secchezza un portavoce della sanità locale – “un contenuto da social, ma un comportamento a rischio”.
Tra cronaca nera silenziosa e inchieste aperte: cosa accade ora
Il caso, per ora, non ha ancora prodotto sviluppi giudiziari formali. Tuttavia, negli uffici della procura di San Carlos de Bariloche, qualcuno ha iniziato a chiedersi se un video del genere possa configurarsi come istigazione indiretta a comportamenti pericolosi. Non si tratta, in questo frangente, di un’emergenza nazionale, ma di un episodio che fotografa un fenomeno più ampio: la ricerca spasmodica di visualizzazioni può trasformare un animale portatore di un virus letale in una sorta di ‘pet’ da accarezzare per pochi secondi di celebrità. La cronaca nera, in Patagonia, ha già scritto pagine drammatiche legate all’hantavirus, con decessi e focolai familiari. Nessun dettaglio esplicito su quei casi, ma la memoria epidemiologica è lunga. Per ora, la ragazza non è stata denunciata, e il video – sebbene ancora visibile – ha cambiato il tono dei commenti: non più solo divertiti, ma sempre più spesso punteggiati da avvertimenti e inviti a rimuoverlo. Un monito, quello che arriva dai cittadini, più rapido di qualsiasi ordinanza sanitaria.




