Boschi scomparsi e costi lievitati: le Olimpiadi Milano-Cortina viste dall'alto
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Redazione Sport
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La promessa di un'edizione dei Giochi Invernali sostenibile, che aveva accompagnato l'assegnazione dell'evento a Milano e Cortina, si scontra con una realtà fatta di cantieri aperti, consumo di suolo e opere incompiute a poche settimane dall'avvio. Le immagini satellitari, analizzate recentemente, offrono una prospettiva inedita e cruda dell'impatto ambientale generato dai lavori infrastrutturali, mostrando come intere porzioni di bosco in aree alpine delicate siano state sacrificate. Quel confronto aereo tra il "prima" e il "dopo", che documenta trasformazioni profonde e spesso irreversibili, racconta una storia ben diversa da quella narrata al momento della candidatura, dove l'attenzione alla morfologia del territorio e la minimizzazione dell'impatto ambientale erano indicate come pilastri irrinunciabili.
Il volto nuovo di Cortina e le opere in Piazza Bra
Parallelamente alle criticità dei cantieri, il fermento è palpabile a Cortina d'Ampezzo, la Regina delle Dolomiti che si sta preparando non solo ad accogliere le gare ma anche a lanciare una nuova immagine di sé. L'offerta turistica sta infatti subendo una metamorfosi orientata verso un lusso internazionale, con l'apertura di rooftop bar, locali dopo-sci di tendenza e atmosfere che mirano a una clientela globale, riscrivendo di fatto la mappa dello svago in quota. Questo restyling, volto a capitalizzare la visibilità olimpica, procede di pari passo con i lavori più strettamente legati all'evento sportivo, come quelli iniziati in questi giorni in Piazza Bra a Verona. La piazza simbolo della città scaligera è stata infatti parzialmente consegnata all'organizzazione per l'allestimento delle necessarie cabine tecnologiche, quelle che ospiteranno gli impianti per i collegamenti televisivi e radiofonici delle cerimonie, segnando l'inizio di una trasformazione urbanistica temporanea ma significativa.
Il modello diffuso e le sue sfide infrastrutturali
La scelta di un modello "diffuso" per i Giochi, che distribuisce le competizioni su sette località tra Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto, mentre da un lato valorizza diverse eccellenze del territorio alpino, dall'altro moltiplica inevitabilmente gli interventi sul suolo e la complessità logistica. Ogni sede, infatti, ha richiesto adeguamenti, potenziamenti o nuove costruzioni, con interventi che vanno dagli impianti sportivi ai sistemi di trasporto, dalla ricettività alle reti tecnologiche. Questa dispersione geografica, sebbene possa apparire come una democratizzazione dell'evento, ha comportato una moltiplicazione dei fronti di cantiere e, come evidenziano le riprese aeree, un consumo di suolo più esteso e frammentato di quanto forse inizialmente previsto, sollevando interrogativi non solo sui costi, che sono lievitati nel tempo, ma anche sulla reale eredità che queste opere lasceranno alle comunità locali dopo febbraio.
Tra movida e sicurezza: il countdown è iniziato
Con l'avvio dei lavori per le zone tecniche anche nel cuore delle città, come dimostra il caso di Verona, e con le località montane che si tingono di un nuovo charme internazionale, il countdown verso i Giochi entra nella sua fase più concreta e visibile. Le istituzioni sono al lavoro per definire i piani di sicurezza, che includeranno l'istituzione di zone a traffico limitato e divieti di sosta temporanei, mentre il tessuto commerciale e ricettivo si adegua per cogliere l'opportunità economica. L'immagine che emerge è quindi duplice: da una parte l'entusiasmo per un evento di portata mondiale, che sta già ridisegnando l'offerta turistica in chiave moderna; dall'altra la constatazione, supportata da evidenze fotografiche, che il percorso verso queste Olimpiadi ha lasciato un segno profondo sul paesaggio, un segno che andrà valutato a lungo termine, ben oltre il fugace passaggio della fiaccola olimpica.




