Il cenone delle feste 2025 tra rincari selettivi e strategie di contenimento

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Siamo ormai alle porte delle festività di fine anno, un periodo tradizionalmente dedicato ai fasti della tavola, ma che per molte famiglie italiane si trasformerà in un attento esercizio di bilancio domestico. I preparativi per i menu delle feste, infatti, devono fare i conti con un panorama dei prezzi dai tratti contrastanti, dove alle stelle volano alcuni prodotti simbolo mentre altri, inaspettatamente, segnano il passo. Una dinamica complessa, quella dei mercati agroalimentari, che riflette non solo la stagionalità e le tradizioni culinarie del Paese, ma anche fattori economici più ampi e condizioni climatiche non sempre favorevoli. Su tutte, spicca il caso emblematico del pesce, pietanza irrinunciabile per circa otto italiani su dieci durante la Vigilia, il cui prezzo ha subito un'impennata che tocca, in alcuni casi, il 20% superiore rispetto allo scorso anno.

Il pesce si conferma il protagonista più costoso

L'indagine di Confcooperative Fedagripesca stima che la spesa complessiva per i piatti a base di pesce, nonostante tutto, raggiungerà la cifra di 792 milioni di euro, segnando un incremento del 20% sul 2024. Una situazione attribuibile a un concorso di cause, tra le quali spiccano l'inflazione persistente, un fermo pesca aggiuntivo di un mese nel mar Tirreno e il maltempo che ha caratterizzato il mese di dicembre, con condizioni avverse che hanno limitato le uscite dei pescherecci. Questo rincaro, peraltro selettivo, non sembra intaccare la centralità dell'elemento ittico nella tradizione natalizia, ma ne modifica inevitabilmente le quantità acquistate e, in alcuni casi, la qualità. Si stima, infatti, che il 31% delle famiglie opererà dei tagli importanti al classico cenone, riducendolo di almeno una portata, in un'ottica di risparmio e di lotta agli sprechi, tanto che il costo medio del menu casalingo aumenterà del 5% per la Vigilia e del 2% per Capodanno.

Controtendenze positive e l'offerta stellata

In netta controtendenza rispetto al caro-pesce, comparti come quello del latte, dei suoi derivati e del riso evidenziano cali di prezzo significativi, sostenuti da produzioni elevate, scorte abbondanti e condizioni climatiche che, per queste colture, si sono rivelate più benevole. A ciò si aggiunge l'effetto dei prezzi dell'energia, che contribuiscono a ridurre, in alcuni segmenti, i costi di filiera. Per chi, invece, volesse delegare completamente i fornelli, l'offerta dei ristoranti stellati si presenta con menu studiati per l'occasione. È il caso, per citarne uno, del nuovo ristorante Tre Stelle Michelin La Rei Natura del Boscareto Resort a Serralunga d'Alba, dove lo chef Michelangelo Mammoliti ha ideato un percorso che spazia dalle capesante alla faraona glassata, passando per ravioli di zucca e agrumi nella loro essenza, proponendo un'esperienza gastronomica di alto livello lontana dalle logiche della spesa domestica.

Una spesa che richiede maggiore pianificazione

Il quadro che emerge, dunque, è quello di un Natale a due velocità, dove il carovita non colpisce in maniera uniforme ma si concentra su specifiche eccellenze della tradizione, costringendo a una pianificazione più oculata della spesa. Le famiglie, da un lato, dimostrano di non voler rinunciare ai simboli delle feste, ma dall'altro adattano le proprie abitudini, riducendo il numero delle portate o ricercando alternative più convenienti, in un equilibrio tra piacere della tavola e sostenibilità economica. Il risultato sarà un cenone che, pur mantenendo la sua identità, porterà con sé i segni di un contesto macroeconomico ancora impegnativo, dove la ricerca della qualità e della tradizione dovrà necessariamente fare i conti con il portafoglio.

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