Russia-Ucraina, Fabbri: «Il rischio escalation è reale»
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Redazione Esteri
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«Il rischio di escalation è reale in queste ore proprio perché nessuno a partire dai russi è convinto di rischiare troppo». Dario Fabbri, direttore di Domino, non nasconde la preoccupazione per la fase che attraversa il conflitto in Ucraina. «Per volontà degli Stati Uniti è ripartito un negoziato molto ruvido tra le parti», spiega, convinto che «gli americani abbiano la necessità di congelare il conflitto e di avvicinare la Russia per toglierla alla Cina».
La strategia di Mosca e il ruolo di Trump
Secondo il giornalista, Mosca in questa fase punta «sulla stanchezza delle opinioni pubbliche dei vari Paesi europei» e porta avanti «sconfinamenti, alzamenti di tono dialettico, minacce con risposte e contro-risposte». Un atteggiamento che, sempre secondo Fabbri, è molto pericoloso perché «non solo la storia ma anche la cronaca insegnano che un casus belli può emergere da qualsiasi sconfinamento, da qualsiasi minaccia».
Sul fronte americano, Donald Trump non solo «ha chiuso un accordo controverso con la Russia restituendole di fatto un peso politico», ma esercita il suo peso su Zelensky «spegnendo e accendendo a comando i satelliti di Starlink decisivi per le operazioni di droni». Uno schema che «vede Putin alzare la voce sperando di ottenere ciò che non è riuscito a conquistare sul terreno, e in questo modo, rischia di generare un conflitto più ampio con incidenti che determinano l'aumento dell'escalation».
Il negoziato di Miami e la proposta sugli asset russi
La scorsa settimana, durante gli incontri a Miami, i negoziatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner hanno proposto ai rappresentanti di Ucraina, Regno Unito, Francia, Germania, Unione europea e NATO di sbloccare una parte dei beni sovrani russi congelati, trasferendoli in un nuovo strumento finanziario posto sotto la supervisione di Washington.
La delegazione ucraina ha lasciato gli Stati Uniti dopo l'annuncio dell'accordo sul diesel fra Washington e Mosca, mentre i rappresentanti europei hanno respinto la proposta, esprimendo sorpresa per l'iniziativa e sollevando interrogativi sull'approccio americano nel fare pressione su Mosca.
L'intesa sul diesel e le reazioni
L'accordo annunciato da Trump con Putin prevede la fornitura di oltre 300.000 tonnellate di diesel russo sul mercato americano e mondiale, con ulteriori 500.000 tonnellate a novembre e un milione in seguito; il Dipartimento del Tesoro ha emesso un'autorizzazione temporanea che consente l'importazione di carburante russo fino al 7 aprile 2027. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha criticato duramente l'intesa: «L'autorizzazione per la Russia a vendere prodotti petroliferi è un investimento nella guerra, che va fermata e non prolungata», ha scritto su Telegram.
Anche il Cremlino ha confermato l'accordo, con il vicepremier Alexander Novak che ha annunciato l'immediata revoca del divieto russo all'esportazione di diesel, mentre la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha ribadito la posizione di Mosca su altri dossier internazionali.
Le difficoltà sul campo per Kiev
Sul terreno, le forze ucraine devono fare i conti con la carenza di sistemi di difesa aerea: secondo quanto riferito da CNN, i missili intercettori Patriot in dotazione a Kiev si sono esauriti, rendendo più difficile contrastare gli attacchi missilistici russi. A questo si aggiungono le limitazioni introdotte da SpaceX al servizio Starlink, che secondo il consigliere presidenziale ucraino Serhij Beskrestnov non funziona più a velocità superiori ai 160 chilometri orari, con ripercussioni sulle operazioni dei droni.
Il caso del giornalista giapponese
Sul fronte diplomatico, la Russia ha detenuto un giornalista giapponese del quotidiano Hokkaido Shimbun nella regione di Sakhalin con l'accusa di spionaggio. Il Servizio federale di sicurezza ha sostenuto che il corrispondente raccoglieva informazioni sulle capacità di difesa russe per conto di servizi di intelligence stranieri. La premier giapponese Sanae Takaichi ha negato che il Giappone abbia condotto attività di spionaggio, ribadendo che «la tutela dei cittadini giapponesi è estremamente importante in questo momento».
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