Addio a Matteo Ciurca, l'uomo che aveva già sconfitto la morte

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Leonforte, stretto in una morsa di dolore, piange Matteo Ciurca, il quarantenne il cui corpo è stato recuperato dalle acque del torrente Crisa, improvvisamente esondato a causa di una violenta bomba d'acqua che si è abbattuta sulle campagne dell’ennese. La sua auto, che procedeva lungo la strada probabilmente senza preavviso del pericolo imminente, è stata travolta dalla piena che non le ha lasciato scampo. Altre due persone, miracolosamente, sono state tratte in salvo dai soccorritori in quelle stesse ore concitate, mentre il maltempo imperversava.

Ciurca, che aveva conosciuto da giovanissimo il volto più crudele della fatalità, era un uomo che alla morte aveva già detto di no una volta. A tredici anni, un gravissimo incidente in motorino sulla circonvallazione del paese lo aveva lasciato in coma per settimane, in bilico tra la vita e la sua fine. La sua tenacia, allora, aveva avuto la meglio, sebbene quella lotta estenuante gli avesse lasciato in eredità una disabilità permanente a una gamba, segno tangibile di una battaglia vinta ma pagata a caro prezzo.

Quella stessa sorte, che aveva tentato di portarselo via da ragazzo, lo ha raggiunto in una notte di caos, tra la furia degli elementi scatenati che hanno trasformato un normale corso d'acqua in una trappola mortale. Gli inquirenti, impegnati nelle primissime indagini per ricostruire la dinamica esatta della tragedia, stanno valutando proprio la correlazione diretta tra l’eccezionale ondata di maltempo – la cosiddetta “bomba d’acqua”, fenomeno tanto improvviso quanto violento – e il drammatico epilogo.

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