Sky e il gol degli stagisti, una sospensione chiude il caso
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Le telecamere di Sky Sport 24, domenica scorsa, non hanno catturato soltanto le immagini del match di Serie A, ma anche quelle, ben più discusse, di una regia interna dove due stagisti, dimentichi del contesto professionale in cui operavano, hanno lasciato esplodere la loro gioia per il gol decisivo dell'Inter. Quella sequenza, divenuta rapidamente virale, ha riacceso un dibattito annoso, quello sulla compatibilità tra la passione sportiva, personale e spesso viscerale, e il dovere di imparzialità che dovrebbe contraddistinguere il lavoro giornalistico, un principio che, sebbene frequentemente evocato, mostra crepe evidenti in numerosi contesti mediatici nazionali.
La decisione dell'emittente
Contro i due giovani collaboratori, come appurato da fonti giornalistiche, non si è abbattuta la mannaia del licenziamento, ipotesi che aveva aleggiato nelle ore immediatamente successive all'incidente, bensì una sanzione disciplinare consistente in una sospensione dall'attività per la durata di una settimana. Il direttore di Sky Sport, Federico Ferri, ha convocato i diretti interessati per un colloquio nel quale ha espresso un formale rimprovero, sottolineando, senza possibilità di equivoci, come il loro gesto avesse violato i codici comportamentali interni, e li ha invitati a una riflessione approfondita sui doveri del loro ruolo.
La lettera del direttore
La reazione dell'azienda, peraltro, non si è limitata a un provvedimento circoscritto, ma ha assunto i contorni di un monito generale rivolto all'intera redazione. Attraverso una comunicazione interna, la cui sostanza è stata riportata da organi di stampa, Ferri ha infatti stigmatizzato quanto accaduto, definendolo una "baracconata" e avvertendo che chiunque scelga di comportarsi da tifoso, piuttosto che da giornalista, verrà considerato "inadatto" a operare all'interno della testata. Ha poi ribadito, in un passaggio cruciale del documento, che "terzietà, imparzialità, sobrietà, professionalità sono elementi imprescindibili", principi che, sebbene appaiano come un fondamento etico del mestiere, sembrano cozzare contro una prassi consolidata in molti altri ambienti dell'informazione sportiva italiana.
Il contesto più ampio
L'episodio, nella sua specificità, ha il sapore di una vicenda esemplare, poiché ha costretto a portare alla luce una contraddizione spesso tacitamente accettata. Se da un lato, infatti, un grande gruppo mediatico come Sky impone ai suoi dipendenti, anche ai più giovani, un rigido protocollo di neutralità, è altrettanto vero che in molte altre realtà, dalle radio sportive alle tribune stampa dei giornali, la distinzione tra il cronista e il sostenitore tende a sfumare, quando non a scomparire del tutto. I due stagisti, in un certo senso, hanno pagato per una colpa collettiva, trovandosi a incarnare, loro malgrado, le conseguenze di un dualismo mai veramente risolto tra la passione privata e la deontologia professionale pubblica.




