Camorra a Pomigliano, Gratteri: "Il sindaco nega, ma la realtà è diversa"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Pomigliano d’Arco, comune alle porte di Napoli, torna al centro delle cronache giudiziarie dopo un’operazione che ha portato all’arresto di 27 persone, tra cui un minorenne con il nome del clan tatuato sul polso. Un gesto simbolico, quello del ragazzo, che non solo dimostra la sua dedizione al gruppo criminale, ma rappresenta anche l’ennesimo segnale di un radicamento camorristico che, nonostante le rassicurazioni delle istituzioni locali, continua a prosperare. A confermarlo è stato il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che nel corso di una conferenza stampa ha ribadito come l’operazione abbia smentito le dichiarazioni del sindaco Gianluca Delmastro, da tempo impegnato a negare la presenza della camorra sul territorio.

I fatti parlano chiaro: i carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) e dalla Procura dei Minorenni, hanno colpito due organizzazioni criminali attive non solo a Pomigliano, ma anche nei comuni limitrofi. Tra gli arrestati, 23 sono finiti in carcere, mentre altri quattro sono stati posti ai domiciliari. L’operazione, che ha richiesto mesi di indagini, ha portato alla luce un sistema criminale ben strutturato, capace di gestire traffici illeciti e di reclutare giovani, spesso minorenni, disposti a tutto pur di guadagnarsi il favore dei capi.

Proprio la presenza di ragazzi tra le fila dei clan è uno degli aspetti più inquietanti emersi dall’inchiesta. Il minorenne arrestato, figlio di un affiliato deceduto in circostanze violente, aveva scelto di tatuarsi il nome del clan Cipolletta sul polso, quasi a voler sigillare il proprio destino. Un gesto che, oltre a testimoniare la sua fedeltà, sembra riflettere una cultura della violenza che si tramanda di generazione in generazione, alimentata da un sistema che non lascia spazio a vie d’uscita.

Durante la conferenza stampa, tenutasi negli uffici della Procura di Napoli, Gratteri ha sottolineato come l’operazione abbia dimostrato l’esatto contrario di quanto sostenuto dal sindaco Russo. “A Pomigliano d’Arco la camorra c’è e si vede”, ha affermato il procuratore, ricordando che i clan hanno messo a rischio l’incolumità dei cittadini per almeno un paio d’anni, gestendo traffici illeciti e facendo ricorso alla violenza anche quando non strettamente necessario.

L’inchiesta, che ha visto la collaborazione di diverse forze dell’ordine, ha permesso di ricostruire un quadro complesso, in cui i clan non solo controllano il territorio, ma lo fanno con metodi sempre più spregiudicati. L’uso di minorenni, spesso spinti a compiere atti violenti per dimostrare il proprio valore, è solo uno degli aspetti che rendono questa vicenda particolarmente preoccupante.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.