Gratteri sulla camorra: "Minori carne da macello, è allarme nel Casertano"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Diciassette misure cautelari, di cui tre a carico di minorenni, scuotono Santa Maria Capua Vetere in un'operazione che disegna una mappa inquietante del potere criminale nell'area. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, con il procuratore capo Nicola Gratteri a riferire i dettagli, ha posto fine alle attività di un sodalizio che, stando alle accuse, aveva riportato metodologie violente tipiche delle guerre di camorra più cruente. Il quadro investigativo, sviluppato dalla squadra mobile della Questura di Caserta, descrive un sistema spietato e gerarchico, dove il controllo delle piazze di spaccio si conquista e si mantiene con le armi, in uno stillicidio di aggressioni e intimidazioni che segna il territorio.

Il modus operandi e la figura del boss

Al vertice dell'organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si sarebbe collocato un uomo di 42 anni, noto con l'appellativo di o’ Zuppariell, il quale esercitava un monopolio pressoché assoluto sul business della droga. I pusher attivi sotto la sua egida, per mantenere il diritto a operare, erano tenuti a versargli una somma fissa settimanale di duecento euro, denaro che in parte veniva dirottato verso il sostentamento dei membri del clan detenuti. Una struttura che replicava, in scala, i meccanismi di prelievo e redistribuzione tipici dei clan maggiori, dimostrando una pericolosa capacità di adattamento e radicamento.

L'arruolamento dei giovanissimi e l'allarme delle istituzioni

È proprio dall'analisi di queste dinamiche, tuttavia, che emerge l'aspetto più angosciante denunciato dal procuratore Gratteri. I minori, in questo contesto, non sono semplici comparse. Vengono invece deliberatamente arruolati e impiegati nelle attività più rischiose, dalle consegne di stupefacenti agli scontri armati per il controllo degli spacci, perché considerati penalmente più "convenienti". "Minori usati come carne da macello e utili idioti: rischiano di meno e costano di meno ai clan", ha dichiarato il magistrato, con una crudezza terminologica che intende squarciare ogni velo di ipocrisia. Si tratta spesso, come sottolineato, di ragazzi il cui destino appare segnato da un contesto familiare già compromesso, eredi inconsapevoli di un percorso tracciato dagli adulti che li circondano.

Il ritorno delle guerre per le piazze e il controllo del territorio

L'inchiesta, nel suo complesso, segnala un'evoluzione preoccupante. I metodi violenti, le cosiddette "stese" e le sparatorie per la conquista degli spacci, un tempo appannaggio soprattutto dei clan napoletani, sembrano infatti aver attecchito con nuova forza anche nel Casertano. Il clan, secondo le indagini, gestiva con pugno di ferro non solo il mercato della droga ma anche l'assegnazione arbitraria di alloggi occupati abusivamente, consolidando così una forma di controllo totale sul territorio. Un potere che si alimenta dello sfruttamento dei più giovani, avviati a un destino che spesso li vede prima come strumenti e poi, precocemente, come vittime o carnefici in un circuito senza apparente via d'uscita.

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