Nepal, il bilancio delle alluvioni supera i 1.300 morti: salvata una 64enne dopo dieci giorni sotto il fango

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La furia dell’acqua e del fango che si è abbattuta sul Nepal lo scorso 26 agosto ha lasciato una scia di distruzione e morte senza precedenti, con un bilancio che continua a salire drammaticamente. Secondo gli ultimi aggiornamenti diffusi dalle autorità, le vittime accertate nel Paese hanno raggiunto quota 1.355, mentre i dispersi sono ancora 4.996. A queste cifre vanno sommate le vittime registrate sul versante tibetano, portando il conto complessivo della catastrofe a 1.398 morti e oltre 5.500 dispersi, tra cui circa 800 cittadini stranieri.

In un contesto di tale devastazione, emerge tuttavia un piccolo, straordinario miracolo che ha scosso le coscienze e riacceso, seppur per un istante, la speranza tra le macerie.

Il salvataggio di Chandrika Shrestha

La storia di Chandrika Shrestha, una donna di 64 anni residente a Betrawati, nel distretto di Nuwakot, ha commosso il Paese e il mondo. La donna è stata estratta viva dai soccorritori della Forza di polizia armata del Nepal dopo essere rimasta intrappolata per oltre dieci giorni sotto le macerie della sua abitazione, completamente sepolta da una spessa coltre di fango e detriti. Le operazioni di salvataggio, avvenute nella giornata di sabato 5 settembre, sono state quasi casuali.

Come spiegato all'Afp dal vice sovrintendente Iqbal Hawari, una squadra di polizia stava conducendo un'operazione di ripulitura della zona quando ha notato la presenza della donna. Ricoperta di fango ma viva, Shrestha è stata immediatamente elitrasportata a Kathmandu per ricevere le cure mediche necessarie. Un video diffuso dalle forze dell'ordine mostra la drammaticità della situazione: i piani inferiori della casa erano completamente sommersi, rendendo il ritrovamento ancora più eccezionale.

La giornata di lutto nazionale e le richieste dei familiari

Oggi, lunedì 7 settembre, il Nepal ha osservato una giornata di lutto nazionale per onorare la memoria delle vittime di quella che è già stata definita una delle peggiori catastrofi naturali della storia recente del Paese. La data, come spiega la tradizione induista, coincide con il tredicesimo giorno dal disastro, un momento di forte significato spirituale in cui si svolgono i rituali per le anime dei defunti. Le bandiere sono state esposte a mezz'asta in tutti gli edifici pubblici e sono state organizzate veglie a lume di candela.

A Kathmandu, un gruppo di familiari delle persone scomparse si è radunato nei pressi degli uffici del primo ministro per chiedere con forza alle autorità di accelerare le operazioni di ricerca e soccorso. Per molte di queste famiglie, impossibilitate a celebrare i riti funebri senza un corpo, la cerimonia di cremazione simbolica rappresenta l'unico modo per dare un senso di liberazione spirituale ai propri cari.

Le operazioni di soccorso e il dramma degli operai nei tunnel

Mentre il Paese piange i suoi morti, le squadre di soccorso, composte da oltre 21.000 agenti di sicurezza, continuano a lavorare senza sosta tra le macerie e il fango. L'attenzione è ora concentrata in particolare su una dozzina di progetti idroelettrici lungo il bacino del fiume Trishuli, dove il disastro ha colpito con maggiore violenza. Secondo le stime delle autorità, circa 900 lavoratori risultano dispersi in quest'area e si teme che almeno 500 di essi possano essere rimasti intrappolati nei tunnel sotterranei.

Le speranze di trovare altri superstiti sono state rinvigorite nei giorni scorsi dal salvataggio di due operai nepalesi e di un cittadino cinese, estratti vivi da tunnel sepolti dal fango a distanza di oltre dieci giorni dal crollo. "Ci troviamo di fronte a qualcosa che non ho mai affrontato prima", ha dichiarato l'esperto australiano Arnold Dix, sottolineando la complessità di operazioni di salvataggio multiple e simultanee in luoghi diversi, ognuno con i propri pericoli e incertezze.

Le ricerche proseguono senza sosta a terra, dall'aria e all'interno dei tunnel, con la speranza che altri miracoli possano ripetersi nelle prossime ore.

La tragedia del 26 agosto

La catastrofe è stata innescata il 26 agosto dal crollo di un ghiacciaio e da una valanga di ghiaccio e rocce nell'alta valle del fiume, al confine tra Nepal e Cina. L'evento ha generato un muro d'acqua e fango di proporzioni bibliche che si è abbattuto sulla valle sottostante, spazzando via case, strade, ponti e interi villaggi. Oltre alle vittime umane, le autorità stimano che circa 32.000 famiglie siano state sfollate e che 7.500 abitazioni siano state completamente distrutte, con danni ingenti anche a terreni agricoli e infrastrutture.

Il governo nepalese ha chiesto supporto internazionale per far fronte all'emergenza umanitaria, mentre la macchina dei soccorsi, supportata da squadre specializzate provenienti da India, Cina, Corea del Sud e Stati Uniti, tenta di strappare altre vite alla montagna di fango che ha inghiottito la regione.

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