Ebola, la rete sarda di sorveglianza dopo il falso allarme di Cagliari

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Redazione Salute Redazione Salute   -   CAGLIARI. Il test è risultato negativo, e l’allarme, scattato nel cuore di via Manno con il trasferimento in biocontenimento di un quarantaseienne di origine congolese, si è risolto in un falso allarme; ma il meccanismo dei protocolli, proprio in quelle ore concitate, ha comunque messo in moto una macchina organizzativa che, a livello regionale, ha appena sfornato il suo primo importante atto formale.

L’assessorato della Sanità, guidato ad interim dalla presidente Todde, ha infatti pubblicato l’elenco ufficiale dei centri di riferimento per la sorveglianza sanitaria, adeguandosi così all’ordinanza del Ministero della Salute datata 29 maggio 2026. Una risposta strutturale, quella dell’Isola, a una minaccia che, sebbene al momento scongiurata, ha rivelato tutte le fragilità di un sistema di controllo alle frontiere, laddove un viaggiatore proveniente da Kinshasa – passando per Il Cairo – è potuto rientrare senza che scattassero i necessari filtri epidemiologici.

Diciassette presidi tra Dipartimenti di prevenzione e igiene pubblica

La rete, che si snoda in tutto il territorio regionale, è composta da diciassette strutture designate, le quali includono sia i Dipartimenti di prevenzione che i Servizi di igiene e sanità pubblica (Sisp) delle varie Asl. Nello specifico, troviamo il Servizio di igiene e sanità pubblica della Asl Gallura accanto a quello delle Malattie infettive della Asl di Cagliari, mentre a coprire il resto dell’Isola ci pensano i servizi di igiene pubblica di Cagliari, Medio Campidano, Oristano, Carbonia, Nuoro, Ogliastra e Sassari.

Per quanto riguarda i dipartimenti di prevenzione, l’elenco include le sedi di Sassari, Gallura (area medica), Nuoro, Oristano, Carbonia, Cagliari, Sanluri e Ogliastra: una capillarità che mira a intercettare chiunque, dovendo presentare l’autocertificazione di rientro dalle zone a rischio (Congo e Uganda), possa attivare la sorveglianza sanitaria o il tracciamento dei contatti in caso di necessità.

Il caso domenicale e la falla nello scalo del Cairo

L’attivazione di questi centri – va detto – giunge a stretto giro di posta dopo l’episodio che ha tenuto con il fiato sospeso i cittadini cagliaritani. Il paziente, rientrato sabato 30 maggio, non era stato sottoposto a controlli specifici perché il suo volo, partito da Kinshasa e transitato per l’Egitto, risultava formalmente in arrivo da un’area non considerata endemica.

Solo dopo l’insorgenza di febbre e sintomi riconducibili al virus, la chiamata al 118 ha fatto scattare le procedure di biocontenimento, con il trasferimento d’urgenza all’ospedale Santissima Trinità e il conseguente prelievo di campioni ematici, inviati immediatamente allo Spallanzani di Roma per la controanalisi. Un comportamento, quello dell’uomo (che resta in osservazione nonostante l’esito negativo), che ha sostanzialmente supplito a una lacuna nelle procedure aeroportuali standard, le quali non avevano intercettato la provenienza ad alto rischio del viaggiatore.

Le dichiarazioni di Tajani e il contesto europeo

Di fronte all’apprensione dell’opinione pubblica – che pure non ha bisogno di ulteriori agitazioni – il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha cercato di circoscrivere il fenomeno con un lessico che distingue tra il “preoccuparsi” e l’“occuparsi”. Il rischio di contagio nel nostro Paese, lo ha ribadito il titolare della Farnesina, rimane veramente irrisorio, sebbene sia necessario un monitoraggio costante e una grande coordinazione tra i vari dicasteri per evitare sorprese.

Parallelamente, sul fronte continentale, la presidenza cipriota dell’Unione europea ha convocato una videochiamata straordinaria dei ministri della Salute, prevista per venerdì, al fine di discutere le strategie di intervento e la gestione dei flussi di passeggeri in arrivo dalle zone colpite, dove l’epidemia causata dal ceppo Bundibugyo continua a mietere vittime e a mettere in ginocchio sistemi sanitari locali già fragilissimi.

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