Allergie primaverili, quando il polline diventa un caso clinico tra riconoscimento precoce e gestione terapeutica

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Con l’arrivo della primavera, un numero crescente di pazienti si trova a dover gestire una sintomatologia che, sebbene spesso banalizzata, compromette in modo significativo la qualità della vita: starnuti a raffica, rinorrea acquosa, prurito nasale e congiuntivite allergica costituiscono il quadro tipico della rinite allergica stagionale. Dietro questi segni, apparentemente banali, si nasconde una risposta immunitaria ipersensibile agli aeroallergeni presenti nell’aria – principalmente pollini di alberi, erbe e fiori – una reazione che il sistema dell’organismo scatena in modo sproporzionato contro sostanze di per sé innocue.

L’anticipo della stagione dei pollini, i cinque campionatori dell’Ats e lo studio con la Bicocca

La stagione dei pollini, complice l’aumento delle temperature registrato negli ultimi anni, arriva sempre più in anticipo rispetto al calendario tradizionale. A certificarlo sono i dati raccolti dall’Ats, l’agenzia per la tutela della salute della città metropolitana, che dispone di cinque campionatori posizionati strategicamente a Lodi, Milano, Rho, Magenta e Legnano – dove, quest’ultimo, è attivo da trent’anni. Proprio dalle misurazioni effettuate in queste stazioni, incrociate con le analisi condotte in collaborazione con l’università Bicocca, è emersa una tendenza chiara: la fioritura e la conseguente dispersione dei pollini si stanno spostando progressivamente verso i mesi iniziali dell’anno. Lo spiega Maira Bonini, direttrice per l’igiene pubblica di Ats Milano, sottolineando come questo anticipo costringa medici e pazienti a rivedere le finestre temporali tradizionalmente dedicate alla profilassi antiallergica.

Quando il cibo scatena il prurito, la sindrome orale allergica e il ruolo del polline

C’è poi un capitolo spesso trascurato, quello delle reazioni crociate tra pollini e alimenti. Prurito alle labbra dopo aver morso una mela, gonfiore alla lingua con il sedano crudo, fastidio alla gola mentre si beve un centrifugato di frutta fresca: molti tendono a ignorare questi episodi, liquidandoli come intolleranze minori, eppure possono rappresentare il segnale d’esordio di una patologia precisa, la sindrome orale allergica. Come chiarisce la dottoressa Chiara De Renzis, allergologa presso Humanitas a Bergamo, si tratta di una delle forme di allergia alimentare più comuni nella pratica clinica, ma resta sistematicamente sottovalutata – sia dai pazienti, che non collegano il sintomo al polline, sia dai medici di base, che talvolta non approfondiscono l’anamnesi alimentare. Il meccanismo è noto: le proteine presenti in alcuni vegetali (frutta, verdura, frutta secca) sono simili a quelle dei pollini, e il sistema immunitario le riconosce erroneamente come minaccia.

Occhi che prudono, niente strofinio e divieto di colliri al cortisone senza prescrizione

L’aria primaverile porta con sé anche un netto incremento dei disturbi oculari su base allergica, un fenomeno ormai molto diffuso e, per chi ne è colpito, fortemente invalidante. «Le allergie oculari colpiscono ogni anno oltre il 20 percento delle persone», spiega il dottor Domenico Schiano, oculista, ricercatore all’Università UniCamillus e presso la Fondazione Bietti. Rispetto al passato, aggiunge, è cambiata persino la modalità di presentazione: un tempo si riteneva che le allergie iniziassero nell’infanzia e tendessero ad attenuarsi con la mezza età, mentre oggi si osservano esordi anche in età adulta avanzata e decorsi più persistenti. Le raccomandazioni pratiche, in questo contesto, sono nette: mai strofinarsi gli occhi, perché il gesto meccanico rilascia ulteriori mediatori dell’infiammazione; evitare l’uso di colliri a base di cortisone senza prescrizione medica, dato il rischio di effetti collaterali anche gravi come l’aumento della pressione oculare; sospendere le lenti a contatto durante le fasi acute, poiché tendono ad accumulare allergeni e a peggiorare l’irritazione.

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