Morbillo a Genova, 39enne in terapia intensiva: è il 13° caso
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Un uomo di 39 anni colpito dal morbillo a Genova è ricoverato in terapia intensiva all'ospedale San Martino dopo aver sviluppato una grave polmonite. Le sue condizioni sono considerate gravissime. Il contagio porta a tredici i casi registrati in Liguria nel mese di settembre e rafforza l'allarme degli infettivologi per una malattia che sta interessando soprattutto giovani adulti con una protezione vaccinale assente o incompleta.
La polmonite e il ricovero al San Martino
Il paziente aveva ricevuto una sola dose di vaccino, mentre per l'immunizzazione contro la malattia sono previste due dosi. Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale genovese, ha descritto la situazione come una «importante epidemia» che sta interessando giovani adulti non vaccinati e ha invitato chi non ha completato il ciclo a vaccinarsi. L'Istituto superiore di sanità indica la polmonite tra le complicanze più serie dell'infezione: può verificarsi nell'1-6% dei casi. Gli adulti sopra i vent'anni appartengono inoltre alle categorie nelle quali il rischio di complicanze è maggiore.
Già il 22 settembre la Regione Liguria aveva comunicato dodici infezioni dall'inizio del mese: due erano state individuate al Gaslini, tre a Sanremo, sei nell'Azienda ospedaliera metropolitana e una a Savona. Soltanto due riguardavano bambini, mentre la maggior parte interessava persone tra i 30 e i 55 anni non vaccinate. Tra le conseguenze osservate dai medici figuravano problemi respiratori, neurologici ed epatici. La copertura vaccinale regionale nei bambini era indicata al 91%, inferiore alla soglia del 95% con due dosi considerata necessaria per interrompere la circolazione del virus.
I contagi aumentano anche nel resto d'Italia
Il focolaio ligure si inserisce in una ripresa nazionale dell'infezione. Nei primi cinque mesi del 2026 sono stati confermati in Italia 472 contagi, contro 322 nello stesso periodo dell'anno precedente. Il ministero della Salute aveva inoltre censito 609 segnalazioni classificate come possibili o probabili. L'aumento segue una fase già caratterizzata da una forte circolazione: nel 2024 erano stati notificati 1.045 episodi, 946 dei quali successivamente confermati in laboratorio, mentre l'anno seguente i casi confermati erano scesi a 497.
Il rapporto tra infezioni e stato vaccinale evidenzia una forte concentrazione tra le persone prive di immunizzazione: oltre il 90% dei contagi nazionali analizzati riguardava soggetti non vaccinati, mentre quasi il 6% interessava persone che avevano ricevuto soltanto una dose. L'incremento nel 2026 è stato particolarmente marcato in alcune regioni. La Calabria è passata da 17 segnalazioni dell'anno precedente a 265, la Campania da 18 a 100, il Lazio da 47 a 54 e la Toscana da 6 a 49.
Perché il morbillo può diventare pericoloso anche negli adulti
Il morbillo è un'infezione virale altamente contagiosa e non è una patologia esclusivamente infantile. Secondo l'Istituto superiore di sanità, la maggior parte dei malati guarisce nell'arco di due o tre settimane, ma il decorso può provocare conseguenze importanti e, nei casi più severi, anche il decesso. Oltre alle complicanze respiratorie possono comparire encefalite acuta, otite media, laringotracheobronchite, diarrea, disidratazione, cheratite, trombocitopenia e convulsioni febbrili. Nei Paesi industrializzati la letalità è stimata tra lo 0,05 e lo 0,1%.
La prevenzione si basa sulla vaccinazione MPR contro morbillo, parotite e rosolia. In Italia la prima somministrazione è prevista dopo il compimento del primo anno di vita e la seconda a cinque anni; il ciclo completo protegge dalla malattia oltre il 90% dei vaccinati. Per gli adulti privi di documentazione che attesti l'immunità, il Piano nazionale di prevenzione vaccinale raccomanda due somministrazioni. La profilassi può essere utilizzata anche dopo un'esposizione al virus: il vaccino è efficace se somministrato entro 72 ore dal contatto.
Nello stesso periodo il reparto di Malattie infettive del San Martino sta affrontando anche altre due infezioni di particolare rilievo. Una ragazza di 19 anni è stata ricoverata per meningite meningococcica di gruppo B, mentre a Genova è stato individuato il primo caso umano autoctono di West Nile, relativo a un uomo di 66 anni di Sampierdarena. Il caso di West Nile è stato definito autoctono perché il contagio è avvenuto sul territorio e non è collegato a un'infezione contratta durante un viaggio.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
