La Groenlandia al centro della contesa tra Usa e Danimarca, mentre le tensioni salgono
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Redazione Esteri
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Il primo contatto formale tra Stati Uniti e Danimarca, previsto per giovedì a Bruxelles in margine alla riunione ministeriale della Nato, rischia di trasformarsi in un banco di prova per le relazioni tra i due Paesi, sempre più tese dopo le recenti mosse unilaterali di Washington. Il ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, incontrerà il segretario di Stato americano Marco Rubio, ma né Copenaghen né la Casa Bianca hanno confermato le indiscrezioni del Financial Times, secondo cui al centro dei colloqui ci sarebbe proprio la questione Groenlandia. Le delegazioni stanno lavorando per organizzare il bilaterale, ma data l’attuale escalation diplomatica, ogni passo falso potrebbe far deragliare i negoziati.
Intanto, il viaggio del vicepresidente americano Vance in Groenlandia ha ulteriormente complicato lo scenario. La sua visita alla base militare di Pituffik, nel nord-ovest dell’isola, è stata l’unica tappa mantenuta di un tour originariamente più ampio, cancellato dopo le proteste scatenate dalla mancata comunicazione alle autorità locali. Vance, che ha viaggiato in veste ufficiale e non come privato cittadino, ha ignorato i protocolli diplomatici, alimentando il malcontento tra i groenlandesi e danesi, già irritati dalle pressioni statunitensi.
La Groenlandia, un tempo remota e dimenticata, è oggi terreno di scontro geopolitico. Il ritiro dei ghiacci, le immense risorse naturali e la posizione strategica nell’Artico ne fanno un obiettivo ambito non solo da Washington e Copenaghen, ma anche da Cina e Russia, pronte a sfruttare ogni indebolimento del diritto internazionale. Gli studiosi osservano con preoccupazione come la forza, sia essa esercitata o semplicemente evocata, stia erodendo i fragili equilibri giuridici su cui si fondano i trattati. L’impotenza della Corte penale internazionale, i cui mandati d’arresto vengono sistematicamente ignorati, ne è l’ultima dimostrazione.




