Piqué e la sua battaglia per un tennis senza seconda di servizio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Gerard Piqué, l’imprenditore sportivo che ha ridisegnato il volto della Coppa Davis e lanciato fenomeni come la Kings League, torna a colpire al cuore delle convenzioni, stavolta prendendo di mira una delle regole più antiche e consolidate del tennis: la seconda di servizio. La sua ultima provocazione, rilanciata nel corso di un podcast, non ammette mezzi termini e suona come una sentenza irrevocabile: «Nel tennis la seconda di servizio è una perdita di tempo, andrebbe abolita». Una dichiarazione che, seppur non nuova, riaccende il dibattito sul futuro di uno sport che l’ex difensore del Barcellona vede bisognoso di una scossa per adattarsi ai ritmi e alle esigenze del pubblico moderno. La sua visione, che privilegia l’intensità e la spettacolarità ad oltranza, considera il doppio tentativo al servizio un’inutile pausa, un freno all’azione continua e all’adrenalina pura che dovrebbero caratterizzare, secondo la sua filosofia, ogni incontro agonistico.

Dalla Kings League al tennis: la ricetta di Piqué per lo sport

Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, Piqué non ha perso tempo, dedicandosi con energia a progetti che mirano a rivoluzionare il panorama sportivo. La creazione della Kings League, un torneo di calcio a sette basato su regole speciali studiate per generare azioni continue e gol, ne è stata il manifesto più eclatante; un format che, nato nel 2022 e rapidamente esportato anche in Italia, ha saputo catturare l’attenzione di un pubblico giovane, abituato ai ritmi serrati dei contenuti digitali. È in questo solco di innovazione, a tratti percepita come destabilizzante dai puristi, che si inserisce la sua critica al tennis. Una disciplina che lui giudica, non a caso, tra le più “conservatrici” e legate alla propria tradizione, e per questo bisognosa di un aggiornamento che la renda più fluida e, dal suo punto di vista, meno interrotta da quelle che considera pause superflue.

La proposta choc: niente più doppio fallo e vantaggi

L’idea di eliminare la seconda palla di battuta non rappresenta, del resto, l’unico tentativo di Piqué di scardinare i cardini del tennis. In passato, assieme ad altre proposte stravaganti che hanno incluso persino l’abolizione dello 0-0 nel calcio per penalizzare le squadre che non segnano, aveva avanzato l’ipotesi di sopprimere anche la regola del vantaggio, sostituendola con un punto decisivo da giocare sul pareggio. Un pacchetto di modifiche che, nel loro insieme, disegnerebbero un gioco radicalmente diverso, più imprevedibile e forse più crudele per gli atleti, i quali, privati della rete di sicurezza del secondo servizio, vedrebbero amplificata la pressione su ogni singolo gesto tecnico. Una partita senza doppi falli, infatti, trasformerebbe ogni battuta in un momento di altissimo rischio, dove l’errore non sarebbe più concesso e la percentuale di successo del primo servizio diventerebbe l’unica, vera statistica in grado di determinare le sorti di uno scambio.

Le reazioni e il futuro di un'idea controversa

Sebbene la Federazione Internazionale tennis abbia già mostrato scetticismo verso simili proposte, Piqué insiste, convinto che il cambiamento sia l’unica strada per mantenere vivo l’appeal di uno sport globale. La sua insistenza, che alcuni potrebbero definire caparbia e altri semplicemente commerciale, nasce da una lettura precisa del mercato dell’intrattenimento, dove il tempo è la valuta più preziosa e nessuno, soprattutto tra le nuove generazioni, sembra disposto a sprecarne neppure un minuto. Il tennis, con i suoi ritmi cadenzati e i suoi momenti di pausa fisiologici, rischia di rimanere indietro in questa corsa, secondo la sua analisi; un’analisi che, al di là delle resistenze incontrate, continua a puntare i riflettori su un dibattito di fondo, ossia quanto lo sport moderno debba adattarsi ai nuovi pubblici e quanto, invece, debba preservare la sua integrità strutturale.

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