Il papa e la guerra: la lucidità del Vaticano sul conflitto a Gaza
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Redazione Esteri
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La posizione della Santa Sede sul conflitto che insanguina la Striscia di Gaza si distingue per una lucidità che, rifiutando semplificazioni, abbraccia l'intera complessità di una tragedia. Come ha sottolineato il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, è inaccettabile ridurre le persone a mere "vittime collaterali". Questa linea articola un giudizio severo e al tempo stesso compassionevole, traendo la sua forza dal rifiuto di dimenticare anche uno solo degli elementi in gioco.
Condanna dell'antisemitismo e del terrorismo
Il papa, Leone XIV, all'Angelus ha denunciato con fermezza il pericolo strisciante dell'antisemitismo, un "cancro" che riaffiora con preoccupante vigore. La condanna dell'attacco terroristico del 7 ottobre 2023, definito "disumano e ingiustificabile", è stata netta e senza appello. La tragedia degli ostaggi ebrei ancora nelle mani di Hamas costituisce un capitolo aperto e doloroso che la diplomazia vaticana non rimuove dal proprio orizzonte.
La critica alle operazioni militari a Gaza
Tuttavia, questa necessaria presa di posizione non si traduce in un assenso alle operazioni militari successive. La Chiesa non finge di non vedere ciò che è accaduto a Gaza, dove una furia sproporzionata ha travolto l'esistenza di un numero incalcolabile di innocenti.
L'azione pastorale e la diplomazia per la pace
In un gesto che va oltre la dichiarazione pubblica, Leone XIV ha personalmente contattato la parrocchia di Gaza, assicurando preghiere per la pace e la sua benedizione. Questa attenzione pastorale si affianca all'azione diplomatica, che si concentra sulla ricerca di "soluzioni diplomatiche" per allontanare lo spettro di un allargamento dei conflitti, le cui conseguenze sono imprevedibili e terribili.
La forza dell'autorevolezza morale
Il quadro che emerge è quello di un'istituzione che, pur non avendo eserciti, mobilita la sua autorevolezza morale per tentare di arginare l'ondata di odio. La sua voce, che si leva al di sopra delle parti senza cadere in una neutrale equidistanza, insiste sulla centralità dell'umano e sul rispetto per la vita che viene prima di ogni calcolo strategico.




