Accessi abusivi ai computer dei magistrati torinesi: scatta l'inchiesta su Ecm
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Redazione Interno
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Tre accessi abusivi ai computer di magistrati torinesi, tra cui il procuratore capo Giovanni Bombardieri, hanno acceso i riflettori su presunte intrusioni informatiche effettuate tramite il software Ecm, utilizzato per la gestione dei dispositivi del ministero della Giustizia. L’inchiesta coordinata dalla Procura di Milano ha portato a perquisizioni domiciliari e informatiche eseguite lo scorso marzo, confermando l’esistenza di accessi non autorizzati e la possibile manipolazione del sistema da parte di tecnici esterni incaricati della manutenzione.
Il ruolo di Ecm nell’intrusione
Il software Endpoint Configuration Manager, in uso su circa 40mila dispositivi degli uffici giudiziari italiani, è al centro dell’inchiesta. Secondo quanto emerge, alcuni tecnici informatici avrebbero forzato il sistema per accedere ai dati dei magistrati senza l’autorizzazione del ministero o del governo. L’indagine punta a chiarire modalità e finalità di questi accessi, che al momento non coinvolgono autorità istituzionali, e a comprendere se vi siano responsabilità interne o esterne alla manutenzione dei dispositivi.
Reazioni politiche e mediatiche
La vicenda ha generato immediate reazioni da parte di opposizione e media. Report, Anm e alcuni esponenti politici hanno criticato l’uso del software, sostenendo che fosse vulnerabile o usato impropriamente. La responsabile Pd Debora Serracchiani aveva dichiarato che il ministro Carlo Nordio spiasse i magistrati, affermazione poi smentita e oggetto di denuncia. La controversia mette in evidenza la tensione tra trasparenza, sicurezza informatica e percezione pubblica dell’attività giudiziaria.
Dettagli sulle indagini
Le perquisizioni hanno riguardato sia le abitazioni sia i dispositivi informatici dei soggetti sospettati. Tra i magistrati coinvolti, oltre a Bombardieri, sono stati rilevati accessi non autorizzati ai pc di altri membri del distretto giudiziario di Torino. L’indagine si concentra su tre tecnici informatici indagati per accessi abusivi e mira a ricostruire l’intera catena di intrusioni, comprese eventuali comunicazioni o movimenti digitali che possano spiegare motivazioni e modalità degli accessi.




