Colonnine di ricarica, Italia a quota 84.564: crescita record nel secondo trimestre 2026
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Redazione Economia
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Il numero di colonnine pubbliche per la ricarica dei veicoli elettrici installate in Italia continua a crescere a un ritmo senza precedenti, segnando un nuovo record assoluto nel secondo trimestre del 2026. Secondo l'ultimo monitoraggio trimestrale di Motus-E, l'associazione che riunisce gli operatori industriali e della filiera della mobilità elettrica, al 30 giugno 2026 i punti di ricarica a uso pubblico presenti nella Penisola ammontano a 84.564.
Un dato che conferma un'accelerazione notevole dell'infrastruttura, anche grazie all'impiego dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e che dimostra come il Paese stia gradualmente colmando il divario con le nazioni europee storicamente più avanzate in questo settore. Il dato emerge dopo che nel corso del 2025 la rete aveva già superato quota 73.000 punti, evidenziando una traiettoria di crescita costante e in forte accelerazione.
Numeri da record e l'accelerazione del PNRR
Il balzo in avanti è evidente se si analizzano le cifre dell'incremento: nel solo periodo compreso tra aprile e giugno 2026, sono state installate 6.311 nuove colonnine, mentre il dato tendenziale degli ultimi 12 mesi raggiunge quota 17.003 unità in più. In entrambi i casi si tratta del miglior risultato mai registrato dall'associazione, che monitora trimestralmente l'evoluzione della rete di ricarica nazionale.
Un trend che testimonia, da un lato, la fiducia degli operatori del settore e, dall'altro, l'efficacia degli incentivi pubblici, a partire proprio dai fondi del PNRR che hanno stanziato risorse ingenti per lo sviluppo di un'infrastruttura capillare e tecnologicamente all'avanguardia. Un contributo fondamentale, considerando che l'obiettivo del Piano è quello di installare oltre 21.000 nuovi punti di ricarica rapida entro la fine del 2026, con una spinta particolare su strade extraurbane e centri urbani.
L'evoluzione tecnologica: colonnine sempre più veloci
Non solo quantità, ma anche qualità. Uno dei dati più significativi emersi dal rapporto riguarda la tipologia di infrastruttura che sta venendo installata: il 53% dei nuovi punti di ricarica posati nell'ultimo anno è di tipo veloce o ultraveloce (in corrente continua), superando la soglia del 50% già raggiunta nel 2025. Questo cambio di passo è determinante per incentivare la mobilità elettrica, poiché riduce drasticamente i tempi di sosta per gli automobilisti, rendendo i viaggi più lunghi sempre più praticabili.
Parallelamente, prosegue il miglioramento delle procedure amministrative: scende infatti al 12,3% la quota di colonnine già installate fisicamente ma ancora in attesa di essere allacciate alla rete elettrica da parte dei distributori locali, un valore che nel 2025 si attestava al 14,9%. Nonostante questo progresso, Motus-E sottolinea la necessità di continuare a lavorare per snellire ulteriormente le procedure autorizzative e ridurre le tempistiche di connessione, elementi ancora troppo spesso critici per lo sviluppo armonioso della rete.
La rete autostradale e la sfida delle flotte aziendali
Un capitolo a parte merita l'infrastruttura autostradale, considerata strategica per la transizione ecologica. Qui la crescita è stata altrettanto importante: i punti di ricarica hanno raggiunto quota 1.516 unità (erano 1.159 nel giugno 2025 e 963 nel 2024). Attualmente, oltre il 50% delle aree di servizio autostradali dispone di stazioni di ricarica, la maggior parte delle quali (l'86%) è veloce in corrente continua, con il 59% che supera i 150 kW di potenza.
Un dato che evidenzia come le tratte principali siano sempre più coperte, anche se si attende ancora un indispensabile cambio di passo sui bandi di gara da parte di quei concessionari rimasti indietro nel processo di infrastrutturazione. Il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, ha commentato i dati definendo la crescita record della rete "un'ottima notizia per l'Italia", ma ha anche lanciato un monito sulla necessità di un'azione coordinata per colmare il ritardo nella diffusione dei veicoli elettrici.
La priorità, secondo Pressi, resta una profonda revisione della fiscalità sulle flotte aziendali, che potrebbe essere finanziata anche attraverso le risorse della clausola nazionale di salvaguardia prevista da Bruxelles per gli interventi di sicurezza energetica.
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