Bimbo di due anni e mezzo muore dopo intervento al braccio, la procura apre un’inchiesta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Era entrato in ospedale saltellando e ridendo, Adam Mohamed Abdelmoeti Ibrahim Seddik, un bimbo di due anni e mezzo di origini egiziane residente in provincia di Parma con la sua famiglia; ne è uscito, invece, senza vita poche ore dopo essere stato sottoposto a un’operazione programmata, una procedura che i genitori hanno sempre definito di routine. La tragedia, consumatasi tra le mura dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo – struttura indicata come centro d’eccellenza per questo specifico tipo di chirurgia – ha immediatamente spinto il padre e la madre del piccolo a presentare un esposto alla procura di Padova, chiedendo con forza che venga fatta piena luce su quanto accaduto in sala operatoria.

Il contesto clinico che ha portato alla decisione di operare il bambino era noto ai sanitari e alla famiglia: Adam soffriva, sin dalla nascita, di una lesione congenita del plesso brachiale destro, una patologia che coinvolgeva spalla, gomito e mano e che aveva già richiesto, senza successo, un primo tentativo di correzione quando il piccolo aveva solo sei mesi e la famiglia risiedeva ancora in Egitto. Giunti in Italia, dopo un primo periodo a Milano e poi lo stabilimento a Parma dove il padre lavora come operaio, i genitori si erano affidati alle terapie locali e infine, su consiglio dei medici, si erano rivolti all’ospedale di Rovigo per risolvere definitivamente il problema.

L’intervento, l’arresto cardiaco e il trasferimento disperato

L’operazione, fissata per le otto del mattino di martedì 14 aprile, doveva avere una durata di diverse ore; i genitori, rassicurati sull’assenza di pericoli imminenti, hanno accompagnato il figlio in struttura convinti che si trattasse di una procedura a basso rischio. Poco più di sessanta minuti dopo l’inizio dell’intervento, però, qualcosa è andato storto: le condizioni del piccolo sono improvvisamente peggiorate fino a portarlo a un arresto cardiaco. I medici hanno tentato subito la rianimazione in sala, ma la situazione era talmente critica da rendere necessario un trasferimento d’urgenza verso l’ospedale di Padova, centro di riferimento per le emergenze pediatriche della regione. Il viaggio in ambulanza, durato circa quaranta minuti, non ha purtroppo avuto esito positivo: Adam è arrivato già privo di vita nel capoluogo euganeo, senza che i sanitari potessero fare altro che constatare il decesso.

La denuncia dei genitori e il vuoto di risposte

A distruggere i genitori non è solo la perdita del figlio, uno dei quattro bambini della coppia, ma l’impossibilità di comprendere come una procedura descritta come semplice e sicura possa trasformarsi in una tragedia tanto repentina. “Era entrato saltellando e ridendo”, hanno ripetuto ai loro legali, sottolineando il contrasto stridente tra la vitalità del piccolo prima dell’intervento e l’esito fatale. L’esposto presentato alla procura di Padova mira proprio a colmare questo vuoto di informazioni: la famiglia chiede che venga ricostruita minuziosamente ogni fase dell’operazione, per verificare se vi siano state negligenze o criticità impreviste. Lo stesso dolore e la stessa incredulità sono stati espressi dallo zio del bambino, Gouda, il quale ha dichiarato che ai familiari era stato assicurato che non correvano alcun pericolo.

L’autopsia come punto di svolta e le verifiche interne

La procura di Padova, che ha ufficialmente aperto un fascicolo sulla vicenda, ha già disposto l’esecuzione di un'autopsia sul del piccolo; si tratta di un accertamento considerato cruciale per stabilire le cause precise della morte e per capire se l’arresto cardiaco sia stato scatenato da una complicanza imprevedibile o da un errore nella gestione clinica. L’Azienda Ulss 5 Polesana, che gestisce l’ospedale di Rovigo, ha fatto sapere in una nota di aver avviato verifiche interne, pur senza fornire anticipazioni sui primi risultati; la stessa direzione sanitaria ha espresso cordoglio alla famiglia e ha attivato un supporto psicologico dedicato per i genitori, mentre si attendono i tempi della magistratura per avere un primo quadro scientifico della dinamica. La comunità di origine egiziana, che vive in gran parte tra il Parmense e il Milanese, si è stretta attorno ai parenti del piccolo, mentre l’attenzione resta focalizzata sull’esito degli esami autoptici, previsti nei prossimi giorni.

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