Abodi e il caos Figc: "Recuperare la figuraccia, Malagò? Mi ricorda Proietti"
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Redazione Sport
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Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha rotto il silenzio sulla bufera che sta travolgendo la Federazione Italiana Giuoco Calcio, utilizzando parole pesanti e un paragone quanto meno inaspettato per descrivere il clima che si respira in questi giorni. A margine della conferenza stampa sullo stato di avanzamento del nuovo stadio della Roma a Pietralata, Abodi ha risposto alle domande dei cronisti, affrontando direttamente il nodo delle nomine e delle dimissioni che hanno sconvolto gli equilibri del Club Italia.
L'occasione per un confronto, seppur indiretto, con il numero uno della Figc, Giovanni Malagò, era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, e il ministro non ha deluso le aspettative.
Il paragone con Gigi Proietti e l'affondo sulle responsabilità
La dichiarazione che ha fatto più rumore, nella giornata di ieri, è stata proprio quella riguardante il presidente della Federcalcio. Abodi, con un tono che mescolava ironia e serietà, ha infatti dichiarato che Malagò, in questa vicenda, gli ricorda un po' Gigi Proietti. Un accostamento curioso che, nelle intenzioni del ministro, sembra voler sottolineare una certa attitudine alla teatralità o alla gestione sopra le righe della situazione, sebbene il riferimento al celebre attore romano sia stato lasciato volutamente interpretabile.
"Avvertiamo l'esigenza di una soluzione, di una buona soluzione che possa aprire una prospettiva e che faccia tesoro di quanto successo negli ultimi mesi e negli ultimi giorni", ha affermato il titolare del dicastero sportivo, ribadendo come l'urgenza non sia più rinviabile. E ancora, con un'incisività che non lascia spazio a dubbi: "Mi aspetto comunque di recuperare una figuraccia che oggettivamente è stata fatta. Mi interessa limitatamente attribuire le responsabilità, perché ognuno fa i conti con la propria coscienza e poi l'opinione pubblica si fa una sua idea.
Però è del tutto evidente che quello che è successo non doveva succedere".
Il caso Pirlo e la situazione in Federazione
Il caos in seno alla Nazionale, in effetti, ha assunto contorni sempre più intricati nelle ultime ore, partendo dallo stop alla nomina di Andrea Pirlo come commissario tecnico. Una decisione che è stata il detonatore di una crisi profondissima, culminata con le dimissioni di due figure di spicco e di altissimo profilo come Paolo Maldini, direttore tecnico e presidente del Club Italia, e Leonardo, che ricopriva il ruolo di Advisor. La reazione a catena ha spiazzato addetti ai lavori e tifosi, alimentando un dibattito che va ben oltre il semplice aspetto tecnico.
Abodi, in merito alla candidatura di Pirlo, ha tenuto a precisare un aspetto fondamentale per chiarire la propria posizione istituzionale: "Non ho mai creduto che le brutte figure di uno possano distrarre da quelle di un altro..., ma in ogni caso non faccio mai il tifo contro la mia Nazionale". Il ministro ha inoltre respinto al mittente qualsiasi voce riguardante pressioni da parte sua sulla scelta dell'ex campione, pur riconoscendo che il legame con la Russia, nel clima geopolitico attuale, non abbia certamente giocato a favore dell'ex regista.
L'attesa per una soluzione e il futuro del calcio italiano
Le parole di Abodi, pronunciate in un contesto per certi versi formale come la presentazione del progetto dello stadio della capitale, suonano come un monito chiaro e diretto nei confronti della Federcalcio. La richiesta di una "buona soluzione" è un'esplicita invitazione a ricomporre il quadro e a dare stabilità a un ambiente che sembra ormai alla deriva, in balia di scelte contraddittorie e di un conflitto tra istituzioni che rischia di minare la credibilità dell'intero movimento.
L'obiettivo dichiarato è quello di voltare pagina e "recuperare la figuraccia", un'ammissione di imbarazzo che il ministro ha ritenuto doveroso palesare pubblicamente. Al di là delle battute e dei paragoni più o meno azzeccati, il nocciolo della questione rimane l'urgenza di ricostruire un percorso condiviso per la Nazionale, in attesa di capire quali saranno le prossime mosse di Malagò e della sua squadra per arginare quella che, a tutti gli effetti, si sta rivelando una delle crisi più difficili degli ultimi anni per il calcio italiano.
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