Allarme Ebola in Congo, l'Oms: "Superati i 2.000 morti". Colpiti 151 operatori sanitari
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Redazione Salute
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L'epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo continua a mietere vittime, con un bilancio che si aggrava di ora in ora. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha contato 4.449 casi confermati e 2.061 decessi, distribuiti in cinque province e cinquantatré zone sanitarie. Le cifre, riferite dal direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus nel corso di un briefing tenutosi a Ginevra il 12 agosto, descrivono una situazione che l'Oms stessa ha definito come la seconda epidemia di Ebola più grave mai registrata, nonché la più rapida in termini di diffusione.
A preoccupare ulteriormente è il fatto che, se il contagio manterrà questo ritmo, si profila all'orizzonte il sorpasso dei numeri record della devastante epidemia dell'Africa occidentale del 2014-2016, che causò oltre undicimila morti prima di essere debellata.
Il tributo degli operatori sanitari e le sfide logistiche
Tra le vittime di questa emergenza sanitaria, un tributo particolarmente pesante è stato pagato da chi si trova in prima linea per combatterla. Secondo l'ultimo bollettino dell'Oms, sono 151 gli operatori sanitari che hanno contratto il virus, e 44 di loro non ce l'hanno fatta. Un numero drammatico che svuota un sistema sanitario già fragile e che rende ancora più difficile l'accesso alle cure essenziali in un contesto già complicato da conflitti e instabilità.
Gli attacchi alle strutture sanitarie, le difficoltà nell'attuare i protocolli di vestizione e svestizione, e la carenza di dispositivi di protezione individuale rendono il lavoro dei medici e degli infermieri un'attività ad altissimo rischio. La mobilità delle squadre di risposta è un altro fronte critico.
Le ambulanze spesso non riescono a raggiungere i villaggi più remoti a causa di strade dissestate o inesistenti; per sopperire a questa mancanza, partner internazionali come l'UNICEF hanno donato cento motociclette, mentre la missione ONU MONUSCO ha recentemente fornito all'Oms un lotto di veicoli, tra cui cinque moto e due ambulanze, per migliorare la logistica nel Nord Kivu, dove l'epidemia continua a estendersi, come riportato da fonti locali.
La risposta dell'Italia: sorveglianza e procedure in biocontenimento
Mentre l'Africa centrale combatte contro il ceppo rarissimo Bundibugyo, per il quale ancora non esiste un vaccino specifico, l'Italia mantiene alta la guardia. Il rischio per la popolazione italiana è considerato basso, e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie valuta molto bassa la probabilità di infezione per i residenti nell'Unione. Tuttavia, il principio di massima precauzione ha portato all'adozione di misure stringenti sul territorio nazionale.
L'ordinanza firmata dal Ministro della Salute lo scorso 29 maggio, pubblicata in Gazzetta Ufficiale e attualmente in vigore fino a fine settembre, ha introdotto l'obbligo di dichiarazione sanitaria per chiunque arrivi in Italia dalla Repubblica Democratica del Congo o dall'Uganda, o vi abbia soggiornato nei ventuno giorni precedenti l'ingresso.
La dichiarazione, da inviare entro ventiquattro ore dall'arrivo al Dipartimento di Prevenzione della propria Asl, è il primo passo di un protocollo che prevede la stratificazione del rischio e, nei casi più gravi, la quarantena o addirittura il trasporto in biocontenimento presso l'ospedale Spallanzani di Roma.
Il quadro operativo e i controlli alle frontiere
Le procedure operative, definite in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità, sono già state attivate in diverse regioni. Il sistema prevede che i casi sospetti gestiti in Italia, come quelli registrati tra maggio e giugno (poi risultati negativi), vengano presi in carico dal Dipartimento di Prevenzione, che effettua la valutazione epidemiologica e clinica.
Per i viaggiatori sintomatici a bordo di voli diretti in Italia, è stato designato l'aeroporto di Fiumicino come unico scalo sanitario di riferimento, dove gli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera attiveranno tutte le procedure per l'isolamento temporaneo e il trasferimento in sicurezza verso il centro nazionale di riferimento.
Il Comitato di emergenza dell'Oms si riunirà il 18 agosto per rivalutare la situazione e aggiornare le linee guida, mentre l'Organizzazione ribadisce la raccomandazione contro qualsiasi restrizione ai viaggi e agli scambi commerciali, concentrando gli sforzi sulla necessità di rafforzare la sorveglianza e la risposta nei Paesi direttamente colpiti.
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