Ebola Bundibugyo, la corsa contro il virus: vaccini e terapie entrano nella fase decisiva
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Redazione Salute
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A Mongbwalu, nell'area mineraria dell'Ituri, il tempo non si misura più soltanto in giorni, ma in nuove catene di contagio. Secondo i dati diffusi dall'Organizzazione mondiale della sanità, l'epidemia di Ebola da virus Bundibugyo iniziata nella Repubblica Democratica del Congo ha raggiunto quota 3.748 casi confermati e 1.657 decessi al 1° agosto, coinvolgendo 49 zone sanitarie di cinque province.
Una letalità vicina al 44%, capace di mostrare tanto l'aggressività dell'emergenza quanto le difficoltà di diagnosi, assistenza e tracciamento in territori segnati da mobilità, insicurezza e sfiducia.
L'espansione dell'epidemia in Congo
L'epidemia del virus Bundibugyo (BVD) nella Repubblica Democratica del Congo continua a intensificarsi, con una trasmissione prolungata e un costante aumento dei casi e dei decessi. Al 30 luglio 2026 sono stati segnalati complessivamente 3.605 casi confermati, di cui 1.587 mortali, con un tasso di letalità di circa il 44%.
Questa l'ultima fotografia scattata dall'Oms che ricorda come l'epidemia, inizialmente circoscritta alla zona sanitaria di Mongbwalu, nella provincia di Ituri, negli ultimi due mesi si sia estesa a cinque province: Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu, Haut-Uélé e Tshopo. Sono ormai 49 le zone sanitarie interessate: si tratta della più grande epidemia di BVD mai segnalata nella Repubblica Democratica del Congo.
Il picco di casi e decessi nella trentesima settimana
L'aumento continuo dei contagi, l'espansione geografica e la mortalità costantemente elevata confermano la rapida evoluzione dell'emergenza sanitaria. Nell'ultima settimana per la quale sono disponibili dati completi, la trentesima settimana epidemiologica, sono stati registrati 567 casi e 296 decessi: i numeri settimanali più alti segnalati dall'inizio dell'epidemia. Il tasso di letalità grezzo si attesta al 44%, mentre si contano circa 17.000 contatti stretti sotto sorveglianza, di cui oltre l'80% sottoposti a monitoraggio medico giornaliero.
A complicare le operazioni di risposta contribuiscono l'insicurezza, gli spostamenti e la mobilità della popolazione, insieme ai movimenti transfrontalieri. Fattori che aumentano anche il rischio di un'ulteriore diffusione geografica del virus.
La risposta dell'Oms e il contesto umanitario
Le autorità nazionali della Repubblica Democratica del Congo, in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità e gli altri partner, continuano ad attuare misure di risposta su vasta scala. È tuttavia necessario un sostanziale rafforzamento delle attività per riuscire ad anticipare l'evoluzione dell'epidemia.
Il direttore ad interim del programma di ricerca e sviluppo dell'Oms, Vasee Moorthy, ha sottolineato che la messa a punto dei processi di ricerca prima dell'epidemia ha consentito agli scienziati di avviare sperimentazioni cliniche più rapidamente rispetto alle precedenti epidemie di Ebola. L'epidemia si sviluppa in un contesto umanitario e di conflitto complesso, caratterizzato da popolazioni altamente mobili e spesso sfollate, con accesso limitato ai servizi di base, compresi cibo, acqua potabile, alloggi, assistenza sanitaria e protezione.
La situazione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo continua a peggiorare: secondo le Nazioni Unite, dalla metà di luglio oltre 48.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie case a causa dei combattimenti nei territori di Uvira, Fizi e Mwenga, nel Sud Kivu. Il conflitto nell'est del Paese e la più grave epidemia di Ebola mai registrata sul territorio stanno mettendo sotto pressione popolazione e sistema sanitario.
Vaccini e terapie in fase di sperimentazione
L'Organizzazione mondiale della sanità ha confermato il 4 agosto che le sperimentazioni di vaccini, farmaci preventivi e trattamenti contro il ceppo Ebola Bundibugyo sono state accelerate e mostrano promettenti risultati iniziali. Questo è considerato un passo cruciale per controllare la grave epidemia in corso nella Repubblica Democratica del Congo. L'attuale epidemia è causata dal ceppo Ebola Bundibugyo, un virus raro per il quale attualmente non esiste un vaccino o un trattamento ufficialmente autorizzato.
L'Oms sta conducendo sperimentazioni di trattamenti per i pazienti affetti da Ebola in tre strutture della provincia di Ituri, in collaborazione con l'organizzazione umanitaria ALIMA e Medici Senza Frontiere (MSF). Ad oggi, più di 50 pazienti hanno ricevuto i regimi terapeutici sperimentali.
La sperimentazione sui vaccini
Per quanto riguarda i vaccini, un vaccino specificamente mirato al ceppo Bundibugyo, sviluppato congiuntamente dall'Università di Oxford (Regno Unito) e dal Serum Institute of India, ha iniziato gli studi clinici di fase 1 nel Regno Unito il 24 luglio. Un altro vaccino, sviluppato dall'azienda biotecnologica Moderna, dovrebbe avviare i test di fase 1 in Canada questa settimana.
Inoltre, l'Oms sta analizzando nuovi dati provenienti da studi su animali per valutare il potenziale di immunizzazione incrociata contro il ceppo Bundibugyo del vaccino prodotto dall'azienda farmaceutica Merck, già autorizzato per l'uso contro il ceppo Zaire dell'Ebola. L'Oms sta inoltre testando il farmaco antivirale obeldesivir su individui esposti a casi confermati di Ebola Bundibugyo: più di 25 contatti stretti ad alto rischio sono già stati reclutati per partecipare allo studio nella provincia di Ituri.
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