Ebola in Congo, la corsa del virus e la sfida dei vaccini: oltre 2.700 morti in cento giorni
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Redazione Salute
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La febbre emorragica, che aveva già messo a dura prova il Paese in passato, sta percorrendo la Repubblica Democratica del Congo a una velocità forse mai osservata prima. L’epidemia, iniziata ufficialmente a maggio, ha superato in poco più di cento giorni il numero di vittime dell'intera ondata del 2018-2020. Secondo le ultime rilevazioni delle autorità sanitarie, i casi confermati hanno superato quota 5.700, con un bilancio di 2.744 decessi, mentre il tasso di letalità si attesta intorno al 48%.
L’Organizzazione mondiale della sanità non ha esitato a definire questa la più grande epidemia di Ebola mai documentata nella RDC, nonché quella con l’espansione più rapida.
Vaccinazione in corsia preferenziale
Il ministro della Salute, il dottor Samuel-Roger Kamba, ha dato il via alla campagna di vaccinazione a Kisangani, capoluogo della provincia di Tshopo, nella parte orientale del Paese. La strategia, come spiegato dallo stesso ministro, è quella di utilizzare il vaccino Ervebo, già impiegato in passato contro il ceppo Zaire. L’obiettivo immediato è proteggere chi si trova in prima linea: operatori sanitari e lavoratori a contatto con i malati, per poi estendere la copertura a chi è stato esposto al contagio. In questa prima fase, più di 50.000 dosi sono state ricevute e la distribuzione è partita dalle province di Tshopo, Bas-Uele e Haut-Uele. Il governatore della Tshopo, Paulin Lendongolia, ha accolto con favore questo “rinforzo indispensabile” per le misure amministrative e sanitarie già in atto, sottolineando la necessità di concentrarsi sui curanti e sugli operatori che ogni giorno sono sul campo.
La sfida della variante Bundibugyo
Il virus che sta seminando il panico è la variante Bundibugyo, per la quale, a differenza del più noto ceppo Zaire, non esiste ancora un vaccino specifico approvato. L’Ervebo, attualmente in uso, è stato autorizzato per la prevenzione dell'Ebola da Zaire; studi di laboratorio suggeriscono una possibile protezione crociata, ma la sua efficacia reale sull'uomo contro questo ceppo deve ancora essere dimostrata. Per questo motivo, la campagna in corso si inserisce in un quadro di “uso compassionevole” e rappresenta anche un'occasione per raccogliere dati preziosi: 20.000 dosi, su un totale di 70.000 approvate dal Gruppo internazionale di coordinamento per la fornitura di vaccini, saranno infatti utilizzate per uno studio clinico di Fase 3 volto a testare proprio l'efficacia del vaccino contro il Bundibugyo. Il ministro Kamba ha comunque assicurato che, sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, chi riceve il vaccino non si ammala o sviluppa una forma più lieve della malattia.
Un appello da un miliardo di dollari
In una conferenza stampa a New York, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha lanciato un allarme finanziario. Ha denunciato che, nonostante il piano di risposta globale richieda oltre 2,1 miliardi di dollari, attualmente è finanziato solo al 48%. Guterres ha messo in guardia la comunità internazionale: senza ulteriori fondi, le operazioni di salvataggio si troveranno a corto di risorse proprio nel momento di massima necessità.
Per questo ha chiesto esplicitamente un ulteriore sforzo di 1,1 miliardi di dollari, sottolineando che i fondi attuali basteranno per settimane, non per mesi. “Il tempo non è dalla nostra parte”, ha dichiarato, definendo l’epidemia una “tragedia umana” che richiede attenzione e risorse adeguate.
Oltre il confine, la prevenzione
Il timore che il virus possa varcare i confini nazionali ha spinto le équipe dell’Oms, supportate dalla missione delle Nazioni Unite, a raggiungere Ezo, località del Sud Sudan considerata a rischio immediato. L’obiettivo è attuare misure di prevenzione e bloccare sul nascere eventuali focolai, in un'area già provata da conflitti e instabilità. La situazione nella RDC rimane critica: la malattia, che si sta diffondendo in sei province, ha messo in ginocchio un sistema sanitario già fragile, minato da scioperi del personale, attacchi di gruppi ribelli e una diffusa disinformazione.
La risposta a questa epidemia, come ha ricordato Guterres, è una sfida globale che richiede uno sforzo collettivo prima che il costo in vite umane diventi insostenibile.
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