Ebola, via al primo test umano del vaccino di Oxford. Ma l’epidemia in Congo non si ferma

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un primo volontario è già stato vaccinato, dando il via alla sperimentazione clinica per un nuovo vaccino contro il ceppo Bundibugyo del virus Ebola, una variante per la quale, va ricordato, non esistono ancora terapie approvate. Il test, sviluppato dall’Università di Oxford in collaborazione con il Serum Institute of India e sostenuto finanziariamente dalla CEPI, la Coalizione per le Innovazioni nella Preparazione alle Epidemie, si propone di valutare la sicurezza del candidato vaccino e la risposta immunitaria che è in grado di suscitare.

La rapidità con cui il progetto è stato portato avanti è notevole, se si considera che è arrivato alla fase di test sull'uomo in appena otto settimane, un lasso di tempo estremamente breve per la ricerca scientifica, reso possibile dall’urgenza dettata dall’attuale emergenza sanitaria internazionale che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato per l’epidemia in corso nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda.

L’impatto devastante del virus nella RDC

Mentre la scienza muove i suoi primi, seppur cruciali, passi per arginare la minaccia, la situazione sul terreno rimane drammatica e complessa. Le autorità della Repubblica Democratica del Congo hanno recentemente aggiornato il bilancio dell'epidemia, che ha colpito duramente le province orientali e nord-orientali del paese. Secondo i dati pubblicati dall'Istituto Nazionale di Sanità Pubblica della RDC, e diffusi da fonti di stampa come l'Adnkronos, il numero delle vittime ha subito un incremento significativo, raggiungendo quota 1.269 morti e 2.905 casi confermati al 22 luglio.

Questo aggiornamento, che ha portato a un'armonizzazione dei dati nazionali e provinciali, ha evidenziato un aumento di circa 200 decessi e 350 casi rispetto al bollettino del giorno precedente, segnalando una diffusione che non accenna a rallentare.

Un fronte caldo tra insicurezza e malattia

A complicare ulteriormente un quadro già di per sé critico, si aggiunge l’instabilità politica e sociale che da tempo affligge la regione. La città di Goma, situata al confine con il Ruanda, è da mesi al centro di una crisi umanitaria aggravata dal controllo esercitato dai ribelli del Mouvement 23 mars (M23), un gruppo armato che, come documentato da Amnesty International, ha preso il controllo della città nel gennaio del 2025, esponendo la popolazione a bombardamenti, saccheggi e violenze.

In questo contesto di insicurezza diffusa, dove le infrastrutture sanitarie sono già messe a dura prova, l’epidemia di Ebola trova un terreno fertile per propagarsi. La storia di un ristorante italiano a Goma, che ha dovuto chiudere i battenti a causa del conflitto ma continua l'attività con le consegne a domicilio, simboleggia, per certi versi, la resilienza di una popolazione costretta a convivere con due minacce altrettanto letali.

La corsa contro il tempo del vaccino

La sperimentazione clinica avviata dall’Università di Oxford rappresenta, in questo scenario, un barlume di speranza. Il candidato vaccino è stato progettato specificamente per il ceppo Bundibugyo, una variante del virus Ebola meno conosciuta rispetto ad altre, come lo Zaire, ma caratterizzata da un’alta letalità e per la quale, come ribadito dagli esperti, non esistono ad oggi vaccini o terapie specifiche approvate. La scelta di puntare su questo ceppo è dettata dall’evoluzione stessa dell’epidemia, che ha visto il Bundibugyo diventare protagonista dell’attuale focolaio.

La sfida, ora, è duplice: da un lato dimostrare l'efficacia e la sicurezza del nuovo vaccino attraverso una sperimentazione rigorosa, dall’altro garantire che, in caso di esito positivo, le dosi possano essere prodotte in quantità sufficienti e distribuite tempestivamente nelle aree più colpite, dove le difficoltà logistiche e l’insicurezza rappresentano ostacoli enormi.

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