Epidemia di Ebola in Congo, cresce l’allarme: contagi e morti in aumento
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua a peggiorare e gli organismi impegnati nella risposta sanitaria avvertono che la situazione potrebbe evolvere in una delle più gravi mai registrate nella regione. A poco più di un mese dalla segnalazione dei primi casi, il numero dei contagi e delle vittime è in aumento e cresce la difficoltà nel contenere la diffusione del virus. L’allarme è stato rilanciato dai responsabili sanitari africani e dalle organizzazioni impegnate sul territorio, che sottolineano l’urgenza di rafforzare gli interventi e mobilitare nuove risorse per fermare la trasmissione prima che l’emergenza assuma dimensioni ancora maggiori.
Ebola nella RDC, il timore di una crisi sanitaria ancora più ampia
Secondo il responsabile dell’Africa Centres for Disease Control and Prevention, l’agenzia di salute pubblica dell’Unione Africana, l’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo potrebbe diventare la più grave mai affrontata nell’area. Il riferimento è alle grandi emergenze che hanno segnato la storia recente della malattia, compresa quella che tra il 2014 e il 2016 colpì Guinea, Liberia e Sierra Leone provocando oltre 11mila vittime, e l’epidemia registrata nella stessa RDC nel 2018, quando si contarono circa 2mila morti. Di fronte a questo scenario, l’appello lanciato dalle autorità sanitarie è rivolto alla comunità internazionale affinché vengano destinati rapidamente fondi e strumenti per bloccare il virus il prima possibile.
I numeri diffusi nelle ultime settimane mostrano una crescita costante dei casi. A un mese dall’inizio dell’emergenza, il bilancio ha raggiunto 196 morti nella Repubblica Democratica del Congo e 2 in Uganda. I casi confermati sono arrivati a 837 nella RDC e 19 in Uganda. La diffusione interessa il raro ceppo Bundibugyo, una variante che presenta ulteriori elementi di preoccupazione perché, secondo le informazioni disponibili, non esistono vaccini o cure specifiche. Questo aspetto rende ancora più complessa la gestione dell’emergenza e aumenta la pressione sulle strutture sanitarie impegnate nel contenimento del contagio.
La Croce Rossa: il picco dei contagi non è ancora stato raggiunto
Tra gli elementi che alimentano la preoccupazione c’è la valutazione espressa dalla Croce Rossa internazionale. L’organizzazione ritiene infatti che l’epidemia non abbia ancora raggiunto il suo punto massimo. Bruno Michon, responsabile delle operazioni IFRC per la risposta all’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, ha dichiarato che la risposta resta in ritardo rispetto all’avanzata della malattia. Le sue parole descrivono una situazione nella quale il virus continua a diffondersi mentre gli sforzi per interrompere le catene di trasmissione devono ancora colmare un divario significativo rispetto all’evoluzione dell’epidemia.
Le difficoltà operative rappresentano uno degli aspetti più delicati dell’emergenza. Oltre alla crescita dei casi, aumentano infatti gli allarmi sulle carenze nella lotta al virus e sulla complessità delle attività necessarie per controllare la diffusione dell’infezione. Le organizzazioni presenti sul territorio segnalano che il contenimento non può limitarsi all’assistenza sanitaria, ma richiede un lavoro continuo nelle aree di frontiera e nei luoghi caratterizzati da forti movimenti di persone. La presenza di casi sia nella RDC sia in Uganda evidenzia inoltre una dimensione transfrontaliera che rende il monitoraggio ancora più impegnativo.
Proprio il passaggio del virus tra zone diverse viene indicato come uno dei fattori che richiedono maggiore attenzione. Amref ha richiamato l’importanza dei presidi ai confini e delle attività nelle aree interessate dagli spostamenti della popolazione, comprese quelle in cui vivono rifugiati e frequentatori dei mercati transfrontalieri. In questo contesto, la gestione dell’epidemia si confronta non soltanto con la crescita dei contagi ma anche con la necessità di individuare rapidamente i casi, limitare la propagazione del ceppo Bundibugyo e rafforzare una risposta che, secondo le organizzazioni coinvolte, deve ancora recuperare terreno rispetto alla velocità con cui il virus sta avanzando.




