Ebola in Congo, il virus accelera: allarme per la diffusione senza precedenti

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Ebola in Congo continua a diffondersi rapidamente e il numero delle vittime si avvicina in soli tre mesi al bilancio registrato durante l’epidemia del 2018, che però era durata 18 mesi. L’allarme arriva da Jean-Jacques Muyembe, virologo congolese e uno dei co-scopritori del virus nel 1976, che in un’intervista a Le Monde ha parlato di una velocità di propagazione mai vista prima. Secondo Muyembe, oggi direttore dell’Istituto nazionale di ricerca biomedica di Kinshasa, l’individuazione dell’epidemia è avvenuta con un forte ritardo, mentre il virus Bundibugyo continua a causare contagi e decessi nella Repubblica Democratica del Congo.

A oltre cento giorni dalla dichiarazione dell’epidemia di Ebola causata dal virus Bundibugyo, la situazione sanitaria resta sotto osservazione per l’aumento dei casi e delle vittime. L’Organizzazione mondiale della sanità ha rafforzato le misure di contenimento intervenendo su diversi fronti, dalla sorveglianza agli eventi di massa, fino alla mobilità interna e ai controlli alle frontiere. Le nuove disposizioni arrivano mentre le autorità sanitarie cercano di limitare la diffusione del virus in un contesto nel quale il numero dei morti continua a crescere.

La risposta contro Ebola in Congo e gli ostacoli sul territorio

La risposta all’epidemia di Ebola in Congo ha incontrato anche difficoltà legate alla sicurezza degli operatori impegnati sul campo. Il 17 agosto, ad Aru, nella provincia dell’Ituri, un convoglio della Croce Rossa ugandese coinvolto nella risposta transfrontaliera è stato assalito: un membro della squadra è rimasto gravemente ferito e due ambulanze sono state prese a sassate e vandalizzate. Gli episodi hanno colpito chi stava lavorando per fermare l’avanzata del virus, mentre l’epidemia proseguiva senza modificare la propria diffusione.

Il giorno successivo, nel villaggio di Malikuti, nell’Haut-Uélé, la violenza si è concentrata attorno a un morto, aggiungendo ulteriori difficoltà alle attività di risposta sanitaria. Gli interventi per contenere Ebola richiedono quindi non solo misure mediche e di sorveglianza, ma anche la possibilità per gli operatori di raggiungere le aree interessate. La situazione descritta mostra come il contrasto alla diffusione del virus si svolga in un quadro segnato dall’aumento dei casi e dagli ostacoli incontrati dalle squadre impegnate sul territorio.

Le indicazioni dell’Oms sull’emergenza internazionale

L’Organizzazione mondiale della sanità ha confermato che l’epidemia di Ebola da virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo resta un’emergenza sanitaria di rilevanza internazionale, definita PHEIC. La decisione è contenuta nelle nuove raccomandazioni temporanee pubblicate il 24 agosto, dopo la seconda riunione del Comitato di emergenza previsto dal Regolamento sanitario internazionale. Le indicazioni aggiornate riguardano le modalità di controllo della diffusione e il coordinamento delle misure sanitarie.

Nonostante la conferma dell’emergenza internazionale, per i Paesi non confinanti il rischio continua a essere considerato basso. L’Oms ha indicato che, allo stato attuale, non ci sono ragioni per chiudere le frontiere o interrompere i collegamenti aerei. Le raccomandazioni puntano quindi a rafforzare il monitoraggio e le attività di prevenzione senza introdurre limitazioni generalizzate ai viaggi e ai collegamenti.

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