Ebola in Congo, Rappuoli: la ricerca deve arrivare prima

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’Ebola in Congo continua a crescere e, secondo Rino Rappuoli, la ricerca deve riuscire ad arrivare prima dell’emergenza sanitaria. Nella Repubblica Democratica del Congo la trasmissione resta sostenuta dopo oltre cento giorni e procede più rapidamente degli sforzi messi in campo per contenerla. Un primo bilancio indicava oltre 5.500 casi confermati e più di 2.600 persone morte, mentre i dati del 2 settembre hanno poi mostrato un ulteriore aumento: i decessi hanno raggiunto quota 3.007 e i casi confermati sono saliti a 6.186. Numeri che descrivono un’epidemia ancora lontana dall’essere sotto controllo e rafforzano il richiamo alla necessità di disporre in anticipo di conoscenze, tecnologie e piattaforme capaci di accelerare la ricerca quando un virus torna a diffondersi.

Ebola in Congo, il bilancio supera i 3.000 morti

Il dato del 2 settembre segna una nuova soglia nell’andamento dell’epidemia: 3.007 persone morte a fronte di 6.186 casi confermati. Nello stesso bilancio risultavano 830 persone in trattamento o isolamento e 1.409 guariti. Il rapporto tra decessi e casi confermati era pari al 48,6 per cento, una proporzione che porta quasi a un morto ogni due casi registrati. L’aumento arriva dopo una fase già caratterizzata da oltre 5.500 contagi confermati e più di 2.600 vittime, mentre la circolazione del virus ha continuato a mantenersi sostenuta. La crescita dei numeri rende evidente la difficoltà degli interventi di contenimento nel raggiungere la velocità con cui l’Ebola continua a diffondersi nella Repubblica Democratica del Congo.

È su questo punto che interviene Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena. Il suo richiamo riguarda soprattutto il tempo necessario per prepararsi alle emergenze: quando un virus torna a circolare, diventa evidente quanto sia importante avere già disponibili strumenti, tecnologie e conoscenze che consentano di accelerare la ricerca. L’epidemia in corso mostra infatti una trasmissione che, dopo più di cento giorni, resta sostenuta e continua a crescere più rapidamente degli sforzi organizzati per fermarla. Per Rappuoli, il problema non riguarda soltanto la risposta nel momento in cui l’emergenza è già esplosa, ma la capacità di costruire prima piattaforme e soluzioni da utilizzare quando una nuova crisi sanitaria comincia a svilupparsi.

Vaccinazioni avviate contro Ebola Bundibugyo

Nel quadro della risposta all’epidemia, la Repubblica Democratica del Congo ha iniziato anche a vaccinare contro l’Ebola Bundibugyo. La campagna è stata lanciata il 27 agosto a Kisangani, nella provincia di Tshopo, dal ministro della Salute Samuel Roger Kamba. Le somministrazioni utilizzano Ervebo, vaccino sviluppato contro Ebola Zaire, mentre gli scienziati stanno ancora studiando la possibile protezione crociata nei confronti di Bundibugyo. Al 28 agosto erano già arrivate in Congo oltre 50 mila dosi, destinate all’avvio della campagna mentre l’epidemia continuava a crescere. L’intervento vaccinale si inserisce quindi in una fase nella quale i casi e i decessi sono ancora in aumento e la trasmissione non risulta arrestata.

La situazione mette insieme due aspetti dello stesso problema: da una parte gli interventi immediati, come isolamento, trattamento e vaccinazioni, dall’altra la preparazione scientifica precedente alla fase di emergenza. I dati disponibili mostrano che centinaia di persone risultavano ancora in trattamento o isolamento mentre il numero complessivo dei casi confermati superava quota 6.000. Parallelamente, il richiamo di Rappuoli concentra l’attenzione sulla necessità di sviluppare in anticipo piattaforme e tecnologie utilizzabili quando un virus ricomincia a diffondersi. L’esperienza dell’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo evidenzia così quanto la velocità della ricerca e quella della risposta sanitaria siano centrali mentre la trasmissione continua e il bilancio delle vittime cresce.

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