Ebola in Congo, Medici Senza Frontiere: «Servono soldi e continuità»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
SALUTE Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Salute Redazione Salute   -   L'epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo ha ormai superato ogni record precedente nel Paese. Secondo i dati diffusi dalle autorità congolesi, i casi confermati hanno raggiunto quota 7.541, con 3.639 decessi e un tasso di letalità complessivo del 48,3 per cento. A fronte di numeri di questa portata, l'attenzione resta concentrata sulla risposta sanitaria e sulle difficoltà operative che le organizzazioni impegnate sul campo si trovano ad affrontare quotidianamente.

Martina Marchiò, infermiera italiana e vicepresidente di Medici Senza Frontiere, si trova nella regione dell'Ituri, uno degli epicentri dell'emergenza. In un'intervista, Marchiò ha spiegato che «il numero reale dei casi è probabilmente superiore a quello nei registri ufficiali», sottolineando come nel Paese siano presenti «persone sfollate a causa dei conflitti, aree difficili da raggiungere e zone in cui l'accesso sanitario è estremamente complicato».

La sua testimonianza mette in luce una delle criticità strutturali della risposta: la difficoltà di monitorare e contenere il virus in un territorio vasto e attraversato da conflitti armati.

L'epidemia è causata dal Bundibugyo virus, una specie di orthoebolavirus per la quale non esistono vaccini né terapie approvate. Da sabato 19 settembre, nella città di Bunia, è iniziata la somministrazione del vaccino Ervebo agli operatori sanitari e al personale in prima linea. Si tratta però di un prodotto sviluppato e autorizzato contro il ceppo Zaire, più comune nelle precedenti epidemie, e la sua efficacia contro il Bundibugyo è ancora oggetto di studio. Il piano prevede la vaccinazione di circa 20.000 operatori tra l'Ituri e il Nord Kivu, con un monitoraggio dei partecipanti fino a un anno.

L'epidemia, dichiarata lo scorso maggio, ha ormai raggiunto sette province congolesi. L'Ituri resta l'area più colpita, ma nelle ultime settimane il Nord Kivu ha visto un aumento rapido dei contagi, con i casi settimanali quasi raddoppiati passando da circa cento a più di duecento. La provincia del Sud Ubangi è diventata la settima a registrare casi confermati, mentre il Sud Kivu non segnala nuovi contagi dal mese di maggio.

Anthony Kergosien, coordinatore emergenze di Medici Senza Frontiere nella Repubblica Democratica del Congo, ha messo in guardia dal considerare l'epidemia sotto controllo: «Presumere che l'epidemia sia sotto controllo perché alcuni centri di trattamento ammettono meno pazienti sarebbe un errore». Secondo Kergosien, mentre in Ituri la diffusione rallenta, a livello nazionale il numero di nuovi casi non è diminuito, e l'epidemia «non si sta restringendo, si sta spostando» verso aree con capacità di risposta ancora più deboli.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.