Nba, la marcia dei Lakers si ferma a Detroit: Jenkins firma il colpo che interrompe la striscia
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Redazione Sport
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Nella notte italiana si è concluso un altro capitolo della regular season Nba 2025-2026, una di quelle serate in cui la classifica subisce scossoni significativi e le gerarchie, almeno per un giorno, vengono riscritte. A dettare legge sono stati i Detroit Pistons, capaci di infliggere un colpo d’arresto pesante alla corsa dei Los Angeles Lakers. La partita, giocata al Little Caesars Arena, si è chiusa sul punteggio di 113-110, un risultato che ha il sapore di un’impresa se si considera che i gialloviola arrivavano all’appuntamento forti di nove successi consecutivi. I Pistons, invece, hanno trovato il loro eroe in Daniss Jenkins: con 30 punti, il suo massimo in carriera, ha dimostrato una freddezza chirurgica nei momenti decisivi, piazzando sei punti negli ultimi 34 secondi che hanno indirizzato il destino del match.
La sfida, equilibrata e combattuta, ha visto i Lakers tentare la rimonta dopo un avvio sottotono, con LeBron James che, pur non segnando nel primo tempo, ha comunque confezionato una prestazione solida in regia (12 punti, 10 assist e 9 rimbalzi). L’assenza di Cade Cunningham per problemi polmonari non ha dunque pesato sulla determinazione della squadra di casa. Sul fronte opposto, Luka Doncic, il cui rientro è stato garantito solo dopo la revoca del sedicesimo fallo tecnico da parte della lega, ha provato a trascinare i suoi con 32 punti, ma il suo tiro da tre allo scadere, contestato dalla difesa avversaria, si è spento sul ferro. Con questo quarto successo di fila, i Pistons consolidano la loro leadership a Est, mentre per i Lakers si interrompe bruscamente un periodo di forma eccezionale.
Wembanyama e l’efficienza Spurs, Thunder senza freni
Non solo Detroit, però, ha fatto parlare di sé. I San Antonio Spurs continuano a macinare gioco e vittorie, imponendosi con un eloquente 136-111 in casa dei Miami Heat. La partita, sostanzialmente indirizzata già nel primo tempo, ha visto i texani toccare un vantaggio massimo di trenta punti, un margine che nessuna squadra ospite era riuscita a costruire in questa stagione sul parquet della Florida. A guidare la cavalcata è stato l’immancabile Victor Wembanyama, autore dell’ennesima doppia doppia da 26 punti e 15 rimbalzi, condita da 5 stoppate che hanno annichilito ogni tentativo di reazione avversaria. Per Miami si tratta della quinta sconfitta consecutiva, una scivolata che rischia di complicare l’accesso alla post-season.
Analogamente perentoria è stata la prestazione degli Oklahoma City Thunder, i quali, in trasferta sul campo dei Philadelphia 76ers, hanno centrato la dodicesima vittoria consecutiva (123-103). I campioni in carica hanno chiuso la pratica già nell’intervallo, complici il rientro di Jalen Williams, assente da sedici partite per uno stiramento, e la gestione orchestrata da Shai Gilgeous-Alexander, autore di 22 punti. I Sixers, pesantemente falcidiati dalle assenze (Embiid, Maxey e George fuori), hanno potuto contare solo sull’esplosione del rookie VJ Edgecombe, che ha chiuso con 35 punti, unico lampo in una serata di difficoltà collettiva.
L’infortunio di Moody offusca il successo di Golden State
Il programma della notte ha regalato anche momenti di grande intensità emotiva, con un epilogo drammatico al American Airlines Center di Dallas. I Golden State Warriors hanno avuto la meglio sui Dallas Mavericks al termine di un overtime terminato 137-131, ma la gioia per la vittoria è stata inevitabilmente offuscata dal grave infortunio occorso a Moses Moody. Proprio quando stava disputando una delle sue migliori prove della stagione (23 punti e una difesa vibrante), Moody ha subito un trauma al ginocchio negli ultimi minuti del supplementare, dopo un contatto con il canestro in contropiede, venendo poi portato via in barella.
Nonostante l’assenza di Steph Curry, i californiani hanno saputo ribaltare un parziale di svantaggio, supportati da una prestazione corale che ha visto otto giocatori in doppia cifra. Per i Mavericks, invece, la delusione è doppia: da un lato l’ennesima sconfitta interna – la dodicesima consecutiva, la striscia più lunga in casa per la franchigia negli ultimi trentadue anni – e dall’altro la prestazione sontuosa di Cooper Flagg, il quale ha messo a referto 32 punti senza riuscire a evitare il ko. Tra le altre gare, da segnalare il largo successo dei Portland Trail Blazers contro i Brooklyn Nets (134-99) – il più ampio della loro stagione – e le vittorie esterne di Toronto Raptors a Salt Lake City e dei Los Angeles Clippers sui Milwaukee Bucks, con questi ultimi che continuano a inseguire posizioni utili per i play-in.




