Zaia stravince in Veneto, ma il consiglio regionale si rinnova
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Redazione Interno
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In superficie, le elezioni regionali hanno disegnato una geografia politica immutata, quasi un gattopardo che, dopo tanto rumore, ha confermato al centro-destra Marche, Calabria e Veneto, mentre Toscana, Campania e Puglia si sono mantenute saldamente nell'alveo del centro-sinistra. Sotto questa apparente staticità, però, si agitano dinamiche nuove, con un ricambio significativo di persone e forze che iniziano a sgomitare, preparandosi a incidere sugli equilibri di palazzo. Il caso più emblematico è quello veneto, dove il trionfo personale di Luca Zaia, che ha raccolto un'enorme quantità di preferenze agendo da capolista in ogni collegio, non ha impedito alla coalizione di maggioranza di vedere ridotta la sua rappresentanza in consiglio regionale, passando da 41 a 34 seggi su 51.
Il podio delle preferenze e i nuovi volti
Il verdetto delle urne, oltre a sancire la vittoria del governatore uscente, ha prodotto una classifica delle preferenze che riflette un panorama tripartito. A dominare, com'era prevedibile, è stato Luca Zaia della Lega, il quale, con i suoi 48.253 voti nella sola Treviso su un totale regionale di oltre 203.000, ha dimostrato una presa straordinaria sul territorio. Alle sue spalle si è piazzato Andrea Micalizzi del Partito Democratico, che a Padova ha ottenuto 18.051 consensi, mentre il terzo gradino del podio è andato a Riccardo Szumski di Resistere, il quale ha registrato 17.190 suffragi a Treviso, su un complesso di 34.002 che gli hanno assicurato l'ingresso in consiglio. Questi risultati, se da un lato consacrano leader consolidati, dall'altro segnano l'ingresso di ben 31 consiglieri al loro debutto assoluto, un dato che, unito all'aumento della quota rosa – salita a 18 donne –, delinea un'assemblea profondamente rinnovata.
Gli equilibri per la giunta Stefani
Con la convalida della Corte d'Appello attesa come un passaggio formale ma necessario, l'attenzione si sposta ora sulla composizione della giunta del nuovo governatore Alberto Stefani. I rumors, che circolano insistenti, parlano di un ampliamento degli assessorati, i quali passerebbero da otto a dieci posti, in un delicato totonomi dettato dalla necessità di rispettare gli accordi di coalizione. Si menzionano, in particolare, cinque assessori favoriti per Fratelli d'Italia e quattro per la Lega, in un bilanciamento di potere che dovrà tenere conto delle nuove sensibilità emerse dal voto. Tuttavia, voci come quella che indicavano Massimo Bitonci, sottosegretario al ministero delle Imprese e del Made in Italy, come assessore allo Sviluppo economico, sono state smentite con nettezza dall'interessato, il quale ha definito la speculazione «priva di alcun fondamento di verità».
Il lavoro che attesa i partiti
Oltre alla formazione dell'esecutivo regionale, un altro fronte caldo si apre nelle segreterie dei partiti, chiamate a gestire un gruppo consiliare mutato nella sua composizione numerica e anagrafica. La Lega, nonostante il successo di Zaia, si attesta su venti seggi, mentre il Partito Democratico ne conta dieci, in un emiciclo dove la maggioranza, seppur solida, dovrà fare i conti con un'opposizione più strutturata. La presenza di tanti nuovi eletti, alcuni dei quali provenienti da liste che si autodefiniscono anti-sistema, introduce variabili non trascurabili nel lavoro amministrativo, promettendo dibattiti più accesi e una vigilanza più stretta sull'operato della giunta, la quale, per governare, dovrà dimostrare una coesione non scontata.




