L'Argentina conferma Milei, che stravince le legislative

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Argentina, i cui cittadini hanno fatto registrare un'affluenza alle urne tra le più basse dall'avvento della democrazia, ha scelto di rilanciare la scommessa su Javier Milei, consegnandogli un insperato e netto trionfo nelle elezioni legislative di mezzo mandato che, ieri, hanno rinnovato una porzione significativa del Parlamento. Un risultato, questo, che non solo consolida l'azione di governo dell'esecutivo di ultradestra, ma che sancisce una chiara sconfitta per le forze di opposizione peroniste, le quali non sono riuscite a capitalizzare il malcontento in un contesto socioeconomico complesso. La volontà popolare, nonostante il tasso di partecipazione si sia attestato su un preoccupante minimo storico, ha dunque tracciato una linea chiara, indicando nel partito di governo il referente politico principale per il prossimo futuro, sotto l'occhio vigile di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, con cui Milei intrattiene una solida intesa.

Il trionfo nazionale e il sorpasso a Buenos Aires

A livello nazionale, La Libertad Avanza ha superato senza ambagi la soglia del quaranta per cento dei consensi, un dato che, andando ben oltre le più rosee aspettative, certifica un ampliamento del bacino elettorale del movimento libertario. La coalizione peronista di Fuerza Patria, che pure rappresenta la principale forza di opposizione, è rimasta staccata di circa sedici punti percentuali, un distacco che riflette la difficoltà di arginare l'onda mileista. La vittoria, del resto, non si è limitata a un aggregato numerico, ma si è manifestata in una conquista territoriale pressoché totale, dalla provincia di Cordoba a quella di Santa Fe, fino alle remote regioni della Terra del Fuoco, dove il partito di governo ha saputo imporsi con margini consistenti. Particolarmente significativo, poi, è stato il ribaltamento dell'esito nella provincia di Buenos Aires, storico baluardo della sinistra peronista, dove La Libertad Avanza è riuscita a rimontare uno svantaggio di quattordici punti che l'aveva vista soccombente nelle elezioni amministrative di inizio settembre.

Un'affluenza record... al contrario

A fare da contraltare a questa esplosione di consensi, che pure ha i suoi epicentri precisi, è stata la massiccia astensione, la quale ha portato l'affluenza finale a toccare appena il sessantuno per cento. Una percentuale, questa, che gli analisti non esitano a definire come la più bassa da quando il paese, nel lontano 1983, ha imboccato con decisione la strada della democrazia dopo un periodo buio. Un dato che, se da un lato non inficia la legittimità del verdetto delle urne, dall'altro getta un'ombra sulla partecipazione popolare e potrebbe essere letto come un segnale di sfiducia o di stanchezza verso l'intera classe politica, nonostante il chiaro vincitore. Questa bassa partecipazione, in un appuntamento elettorale che vedeva in palio ben 127 seggi sui 257 della Camera dei deputati e 24 dei 72 del Senato, costituisce un elemento di riflessione non secondario per il quadro politico nazionale.

Le conseguenze sul quadro parlamentare

Il successo di Milei, che si è rivelato per molti versi plebiscitario, è destinato a riverberarsi in modo sostanziale sull'assetto del Congresso, dove La Libertad Avanza accrescerà in modo sensibile il proprio peso specifico. Sebbene i conteggi definitivi per l'assegnazione dei seggi siano ancora in corso, la proiezione dei voti in seggi parlamentari garantirà al partito di governo una rappresentanza molto più robusta in entrambi i rami del Parlamento. Questo cambiamento di equilibri, che era uno degli obiettivi primari della consultazione, renderà senza dubbio più agevole l'iter di approvazione delle riforme proposte dall'esecutivo, le quali, fino ad ora, avevano spesso incontrato l'ostruzionismo di un'opposizione frammentata ma numericamente consistente. La nuova mappa politica, dunque, si presenta radicalmente mutata rispetto a quella uscita dalle urne due anni fa.

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