Scontro sulla manovra, Bankitalia e Istat: il taglio Irpef avvantaggia i più ricchi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre il governo definisce i contorni della legge di Bilancio, un coro di voci autorevoli e indipendenti si è levato durante le audizioni parlamentari, mettendo in discussione l’impianto di una manovra che, secondo gli esperti, non affronta le disparità ma anzi le acuisce. Le analisi di Banca d’Italia, Istat e dell’Ufficio parlamentare di bilancio convergono su un punto cruciale: la riduzione dell’Irpef, fiore all’occhiello della manovra, è strutturata in modo da destinare la parte più cospicua delle risorse a una fascia limitata di contribuenti. L’Istat, in particolare, ha calcolato che l’ottantacinque per cento dei benefici derivanti dalla norma che abbassa l’aliquota dal trentacinque al trentatré per cento per i redditi compresi tra i ventottomila e i cinquantamila euro finirebbe, di fatto, nelle tasche dei cittadini più abbienti. Una distribuzione che, come ha sottolineato la Banca d’Italia, non contribuisce a ridurre le disuguaglianze, in un contesto dove le famiglie hanno già sperimentato, tra il 2019 e il 2023, una consistente erosione del proprio potere d’acquisto, quantificata in un dieci per cento, di cui è stato recuperato appena un terzo.

Il confronto aspro dentro la maggioranza

La discussione sulla manovra, del resto, non si è sviluppata soltanto sull’usuale terreno dello scontro politico con l’opposizione, ma ha conosciuto momenti di aspro confronto persino all’interno della coalizione di governo. Ciascuna componente, infatti, cercava argomenti da spendere nelle settimane che precederanno l’approvazione definitiva del provvedimento, e li ha trovati, seppur in maniera scomoda, proprio nelle valutazioni tecniche degli enti di ricerca. Quest’ultime, con la loro autorevolezza, hanno riproposto con forza un concetto emerso quasi subito dopo la presentazione del testo: quello dell’iniquità. Una disparità che diventa lampante se si considera che, secondo i calcoli, il beneficio fiscale per un dirigente può arrivare a essere diciassette volte superiore a quello riconosciuto a un operaio.

Il contesto internazionale e le priorità di spesa

Lo scenario in cui si inserisce la legge di Bilancio è peraltro condizionato da impegni internazionali stringenti, che impongono di giocare, per usare una metafora cara al ministro dell’Economia, “in difesa”. L’aumento consistente della spesa militare, promesso alla Nato e al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e che punta a toccare il cinque per cento del Pil entro un decennio, rappresenta un vincolo di non poco conto per le casse pubbliche. In un’Europa che non è una “grande potenza” in grado di dettare condizioni, ma che deve piuttosto adeguarsi a dinamiche geopolitiche più ampie, la manovra finanziaria italiana si trova a dover bilanciare priorità contrastanti, dove gli spazi per manovre espansive si fanno più ridotti.

Le altre criticità emerse dalle audizioni

Oltre alla questione dell’Irpef, le audizioni hanno portato alla luce altre zone d’ombra del provvedimento. Sono state sollevate perplessità sull’opportunità di introdurre una nuova stagione di rottamazione delle cartelle esattoriali, uno strumento che nel passato ha mostrato limiti evidenti. Critiche sono arrivate anche riguardo al regime fiscale applicato agli affitti brevi, un settore in forte crescita che, secondo alcuni, con le attuali norme rischierebbe di alimentare fenomeni di evasione e di economia sommersa. Il ministro Giancarlo Giorgetti, che ha ribadito il proprio ruolo decisionale distinguendolo da quello “dei professori”, si trova dunque a dover gestire un insieme di rilievi tecnici che mettono alla prova la tenuta dell’intera architettura della manovra, la quale, nonostante le intenzioni dichiarate, sembra non riuscire a scalfire le profonde disuguaglianze economiche del paese.

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