Taglio Irpef, la manovra che promette risparmi ma divide i contribuenti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il governo si appresta a disegnare i contorni della prossima Legge di Bilancio, la priorità assoluta – almeno secondo quanto emerge dalle dichiarazioni di Forza Italia – rimane un intervento strutturale sul fisco, con particolare attenzione alla riduzione dell’imposizione per il ceto medio. Una linea, questa, che trova un riscontro significativo nelle preferenze degli italiani, i quali, stando a un sondaggio Lab21 per Affaritaliani, privilegiano un alleggerimento della pressione tributaria piuttosto che interventi una tantum come la rottamazione delle cartelle esattoriali. Una scelta dettata dalla percezione di un beneficio immediato e tangibile sul potere d’acquisto, soprattutto in un periodo storico in cui l’inflazione e il carovita continuano a erodere i bilanci familiari.

L’asse portante della manovra 2026, dunque, sembra essere un taglio mirato dell’Irpef per le fasce di reddito medio-alte. Nello specifico, il progetto – che è ancora in fase di elaborazione – prevede di estendere l’attuale secondo scaglione, che oggi va da 28.000 a 50.000 euro, fino a 60.000 euro, abbassando contestualmente l’aliquota dal 35% al 33%. Un intervento che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe tradursi in un sostanzioso risparmio per i contribuenti coinvolti.

Tuttavia, le simulazioni condotte da Izi, società di studi politico-economici, dipingono un quadro più articolato e meno universalistico di quanto si potrebbe immaginare. I vantaggi, infatti, non sono distribuiti in maniera omogenea: per redditi fino a 45.000 euro annui il beneficio è quasi inapprezzabile – poche decine di euro al mese – mentre il massimo risparmio, quantificabile in circa 1.400 euro annui (poco più di 100 euro mensili), si raggiunge soltanto al limite superiore della nuova fascia, ovvero per chi dichiara un reddito imponibile di 60.000 euro. Come ha spiegato al quotidiano La Repubblica Giacomo Spaini, presidente e ceo di Izi, "la platea dei contribuenti si riduce molto in questa fascia di reddito medio alto", concludendo che la stragrande maggioranza dei lavoratori riceverebbe un vantaggio economico marginale.

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