Taglio Irpef al 33%, per la Cgil è "una presa in giro"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre il governo definisce gli ultimi dettagli della Manovra per il 2026, una delle misure cardine, la riduzione dell'aliquota Irpef dal 35 al 33 per cento per i redditi fino a cinquantamila euro, viene contestata frontalmente dalla Cgil, che la definisce, senza mezzi termini, "una presa in giro" per la platea ristretta che ne beneficerebbe e per l'entità dei vantaggi, giudicati marginali. Le simulazioni del sindacato, che si basano sui dati ufficiali, dipingono un quadro dove il beneficio concreto per la grande maggioranza dei contribuenti sarebbe pressoché impercettibile, se non addirittura nullo per quella fetta, che rappresenta circa il settanta per cento del totale, che dichiara redditi inferiori ai ventottomila euro. Un dato, questo, che getta un'ombra sulle dichiarazioni di un fisco più leggero per la classe media e che riaccende il dibattito sull'equità delle scelte di bilancio.

I numeri dello scontento

Scendendo nel dettaglio dei calcoli, emerge come con un reddito annuo di trentamila euro l'alleggerimento fiscale si tradurrebbe in un misero guadagno di tre euro e trenta centesimi al mese, equivalenti a quaranta euro su base annua, una cifra che fatica a coprire il costo di un pieno di carburante. Chi, invece, si trova al limite superiore della fascia agevolata, con cinquantamila euro di reddito, vedrebbe un aumento in busta paga di trentasei euro e settanta centesimi al mese, per un totale di quattrocentoquaranta euro l'anno: un importo che, seppur non trascurabile, rimane lontano dalle attese di un taglio strutturale delle imposte sul reddito e che interessa una percentuale minoritaria di lavoratori.

Il quadro generale della Manovra

In un contesto internazionale ancora segnato da forti incertezze, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha difeso in Parlamento l'impostazione prudente della Legge di Bilancio, sottolineando come "solo un uso accorto delle risorse disponibili" possa permettere di affrontare eventuali shock negativi e di perseguire gli obiettivi del governo. La maggioranza, nel vertice a Palazzo Chigi, ha trovato un compromesso che, se da un lato apre selettivamente a tasse e agevolazioni, dall'altro non intacca, secondo le intenzioni dichiarate, la sostenibilità dei conti pubblici, mantenendo ferme le linee di rigore di bilancio indicate dallo stesso ministro.

Le proposte alternative

Questa cautela, tuttavia, non placa le critiche dell'opposizione e dei sindacati, che chiedono una manovra di ben altra portata. Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, avanza la proposta di un prelievo dell'uno virgola tre per cento sui patrimoni che superano i due milioni di euro, una mossa che, a suo dire, potrebbe recuperare ventisei miliardi da reinvestire. Il leader del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, propone invece di estendere l'area di esenzione fiscale, uno strumento per compensare la perdita di potere d'acquisto dei salari, erosa dall'inflazione. Proposte che, al momento, sembrano non trovare spazio nell'agenda governativa, concentrata su un equilibrio che, pur nelle sue limitazioni, viene visto con favore dagli osservatori finanziari internazionali e dai mercati.

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