Taglio Irpef, slitta la manovra per i redditi sopra i 50mila euro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La middle class italiana, che pure costituisce la spina dorsale del Paese, si trova costretta a un'ulteriore attesa. L'ipotesi, che aveva preso corpo nelle scorse settimane, di un intervento fiscale mirato specificamente per i contribuenti con redditi superiori ai cinquantamila euro annui sembra infatti essersi allontanata dal perimetro della prossima manovra di bilancio. In questa stessa rubrica, lo scorso ottobre, si era dato conto della proposta di abbassare l'aliquota Irpef dal trentacinque al trentatré per cento, un'operazione che avrebbe potuto estendersi fino alla soglia dei sessantamila euro. Le ultime previsioni, tuttavia, escludono ormai questa possibilità, lasciando spazio a uno scenario molto più contenuto, dove si profilerebbe un taglio dell'aliquota senza un corrispettivo allargamento dello scaglione che attualmente si colloca tra i ventottomila e i cinquantamila euro.

I benefici economici della riduzione

L'eventuale riduzione di due punti percentuali, concentrandosi esclusivamente su quello scaglione, genererebbe benefici economici disomogenei e progressivi. Le simulazioni tecniche illustrano un ventaglio di sgravi che, partendo da un importo quasi simbolico di tre euro annui per i redditi più bassi della fascia, arriverebbero a toccare un massimo di quattrocentoquaranta euro per coloro che possiedono un imponibile fiscale di cinquantamila euro. Questo beneficio massimo, qualora non venisse compensato da un restringimento delle detrazioni esistenti, continuerebbe a essere riconosciuto anche oltre tale soglia, applicandosi fino a un reddito imponibile di circa sessantatremilacinquecento euro.

Il piatto forte della Legge di Bilancio

Il potenziale risparmio, che per molti si tradurrebbe in poco più di trentasei euro al mese, rappresenta il cosiddetto piatto forte dell'imminente Legge di Bilancio, stando almeno alle anticipazioni che circolano. L'intervento, che si configurerebbe come un'ulteriore diminuzione del carico fiscale dopo quelle degli anni passati, mira esplicitamente ad alleviare la pressione che grava sul ceto medio. La discussione politica, di conseguenza, non ruota soltanto intorno alla definizione del livello dell'aliquota – se cioè fissarla al trentatré o a una percentuale differente – ma investe soprattutto la delimitazione dello scaglione di riferimento.

La domanda cruciale: chi è il ceto medio?

La domanda cruciale, che equivale in sostanza a chiedersi che cosa si intenda oggi per ceto medio, rimane dunque aperta: i benefici dell'agevolazione arriveranno fino ai quarantamila, ai cinquantamila o forse addirittura ai sessantamila euro? La risposta, che dovrà tenere conto dei vincoli di finanza pubblica e delle priorità del governo, definirà la portata concreta di una misura attesa da milioni di contribuenti.

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