Manovra, Istat: con il taglio Irpef un beneficio medio di 230 euro per 14 milioni di contribuenti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Mentre il costo della vita continua a pesare sui bilanci familiari, la legge di bilancio interviene con misure che, secondo le stime dell'Istat, andranno a interessare una porzione significativa della popolazione attiva. L'istituto di statistica ha infatti calcolato che l'alleggerimento dell'Irpef, fulcro della manovra fiscale, garantirà un beneficio medio di circa 230 euro annui a favore di 14 milioni di contribuenti, un intervento che si propone di dare ossigeno al potere d'acquisto in un contesto economico ancora segnato dall'erosione degli stipendi reali. La misura, che modifica le aliquote vigenti, si configura non come un taglio generalizzato ma come un'operazione mirata, la cui architettura finisce per privilegiare in modo particolare una specifica fascia di reddito.
Il cuore della riforma Irpef
Il meccanismo su cui si fonda la riforma, la cui piena operatività è prevista a partire dal 2026, prevede una riduzione dell'aliquota intermedia, che scende dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro lordi annui. Le altre due soglie, quella al 23% per i redditi fino a 28.000 euro e quella al 43% per quelli superiori ai 50.000 euro, rimangono invece invariate, un disegno che concentra i vantaggi più consistenti proprio nel ceto medio. L'effetto, come è facile intuire, si tradurrà in un aumento del netto in busta paga, sebbene di entità variabile a seconda della posizione reddituale di ciascuno; per alcuni, specialmente quelli che si avvicinano alla parte alta della fascia intermedia, l'incremento potrebbe essere particolarmente significativo.
La platea del bonus mamme e il suo potenziamento
Parallelamente all'intervento strutturale sull'Irpef, la manovra potenzia un altro strumento di sostegno, il cosiddetto bonus mamme, il cui importo viene portato a 60 euro mensili. Secondo le proiezioni dell'Istat, questo beneficio interesserebbe una platea potenziale di circa 865.000 lavoratrici, una cifra che corrisponde a un quarto del totale delle donne occupate con figli, stimato in 3,5 milioni. Assumendo un tasso di adesione totale, il beneficio medio annuo individuale si attesterebbe intorno ai 660 euro, calcolati moltiplicando i 60 euro mensili per il numero di mesi effettivamente lavorati, con un onere complessivo per l'erario di circa 570 milioni di euro.
Il meccanismo della sterilizzazione per i redditi elevati
Un aspetto tecnico ma cruciale della manovra riguarda il trattamento riservato ai contribuenti con redditi più alti, per i quali il beneficio derivante dalla riduzione dell'aliquota verrebbe completamente annullato attraverso un meccanismo definito "sterilizzazione". Questo procedimento, che di fatto azzera il vantaggio fiscale per coloro che superano una certa soglia di reddito, delinea un intervento selettivo, il cui obiettivo dichiarato è quello di indirizzare le risorse in modo preciso, evitando che una parte di esse vada a beneficio di fasce di popolazione per le quali non è previsto il sostegno.




