Nomine e polemiche. Il caso Sangiuliano
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Redazione Interno
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Nelle ultime ore del suo mandato come ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano ha firmato un decreto di nomina per 18 consulenti. Questo atto, avvenuto con gli scatoloni ancora aperti e i dirigenti che passavano a salutarlo, ha lasciato di stucco molti dei suoi collaboratori. La decisione di Sangiuliano ha sollevato numerose polemiche, soprattutto perché è stata presa in un momento di transizione, con il nuovo ministro Alessandro Giuli pronto a subentrare.
Tra le nomine effettuate, una delle più discusse è quella relativa alla commissione cinema. Questa commissione ha il compito di valutare l'interesse nazionale dei film, un ruolo cruciale per il futuro del cinema italiano. La notizia della nomina è stata comunicata a Specchia da Sangiuliano venerdì sera, ma ancora non si può parlare di una nomina definitiva. Specchia ha dichiarato di sapere poco riguardo a questa commissione, se non che si tratta di un incarico remunerato con 15mila euro l'anno.
La sinistra ha reagito con furia alle nomine effettuate da Sangiuliano. Le accuse principali riguardano il tempismo delle nomine, considerate fuori tempo massimo, e la presunta volontà del governo di egemonizzare il settore culturale. Il neo ministro della Cultura, Alessandro Giuli, è stato raccomandato, secondo le accuse, e il governo viene accusato di voler controllare un intero settore attraverso queste nomine.
La situazione attuale mette in luce le difficoltà del cinema italiano, un settore che sembra essere in rotta verso il baratro. La Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ha portato alla ribalta il tema, con il Leone d’oro assegnato a Pedro Almodóvar e il Leone d’argento a Maura Delpero




