L'Italia vara la sua legge sull'intelligenza artificiale, focus su sanità e tutele
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Redazione Interno
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Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge che introduce per la prima volta nel nostro ordinamento una disciplina organica per l’intelligenza artificiale. Il provvedimento, che recepisce l’«IA Act» dell’Unione Europea ma con significativi adattamenti nazionali – una pratica nota come «gold plating» –, delinea un quadro normativo stringente, particolarmente in ambito sanitario. Il testo, fortemente voluto dal governo di Giorgia Meloni e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, stabilisce regole precise per l’utilizzo etico di queste tecnologie, con un’attenzione specifica alla protezione dei cittadini e alla promozione della ricerca.
Tra le novità di maggior rilievo, spicca la disciplina dell’impiego dell’IA nella diagnosi e nella cura dei pazienti, un settore in rapida evoluzione che necessitava di confini chiari. La legge mira a bilanciare l’innovazione con la tutela dei diritti individuali, impedendo, per esempio, discriminazioni derivanti da algoritmi e garantendo la trasparenza delle decisioni automatizzate. Viene inoltre semplificato l’uso dei dati, anonimizzati, a fini di ricerca scientifica, un punto cruciale per lo sviluppo del settore.
Altro pilastro fondamentale è l’istituzione di una piattaforma nazionale per l’intelligenza artificiale, che sarà integrata con il Fascicolo Sanitario Elettronico. Questa infrastruttura, concepita per essere un hub di coordinamento e controllo, avrà il compito di monitorare le applicazioni e assicurarne la conformità alle nuove regole. Il legislatore ha inoltre introdotto sanzioni penali severe per chiunque utilizzi sistemi di IA in modo deliberatamente dannoso o fraudolento, con norme ancor più rigide quando sono coinvolti i minori.




