Spezia piegato dal Sudtirol, Donadoni furente: "La paura ci blocca"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La timida speranza coltivata nelle ultime settimane dello scorso anno, con i successi contro Entella, Sampdoria e Pescara che parevano indicare una timida ripresa, si è infranta nel gelo dello stadio Druso di Bolzano, dove lo Spezia ha offerto una prova opaca e sterile. Il primo impegno del nuovo anno, infatti, ha riportato in superficie tutte le criticità di una squadra che, nonostante i cinque rinforzi arrivati durante la sessione invernale di calciomercato, mostra un volto ancora profondamente segnato da insicurezze e limiti tattici. Una partita, quella contro il Sudtirol, che era considerata decisiva per provare a costruire una piccola striscia positiva, si è invece trasformata nell'ennesima occasione sprecata, consegnando i tre punti a una formazione che da tredici giornate non vinceva, ovvero da centocinque giorni.

La dinamica di una gara capovolta

L’inizio, peraltro, non era stato sfavorevole ai liguri, i quali avevano trovato il vantaggio in maniera fortunosa al trentunesimo minuto: su un cross dalla destra di Beruatto, la deviazione di testa di Kofler aveva creato scompiglio nell’area di casa, con Nagy che aveva tentato un conclusione goffa e la palla, finita sul lato destro, era stata raccolta da Vlahovic che aveva insaccato da pochi passi. Un episodio, questo, che però non ha rappresentito il preludio a una gara controllata, bensì l’apice di una prestazione altrimenti piatta. Il centrocampo, giudicato monocorde, non è riuscito a gestire il possesso né a fornire coperture adeguate, lasciando la difesa in costante affanno e consentendo al Sudtirol di riprendersi la partita in soli tre minuti, prima del riposo. Due azioni, due gol che hanno ribaltato il risultato e hanno punito le troppe esitazioni degli aquilotti.

Le responsabilità difensive e il giudizio su Donadoni

Sul piano difensivo, l’esordio in porta del serbo Radunovic è stato amaro, con due reti subite dai due soli tiri in porta degli altoatesini, sebbene le sue responsabilità dirette non siano state eccessive. Davanti a lui, Wisniewski non è apparso decisivo in fase di contrasto, dimostrando una reattività insufficiente, mentre Hristov, pur avendo reggito l’urto nelle fasi iniziali, non è risultato esente da errori nella gestione delle due azioni che hanno portato ai gol. Beruatto, da parte sua, ha mostrato qualche sprazzo di qualità nei duelli individuali e nelle proiezioni offensive, ma il suo contributo è rimasto isolato in un contesto generale di profonda difficoltà. Una prestazione collettiva che ha spinto l’allenatore Roberto Donadoni a un giudizio senza appello, sottolineando come la paura e l’incapacità di gestire la situazione abbiano di fatto paralizzato la squadra, consegnandola a un avversario che, pur in difficoltà, ha saputo approfittarne con freddezza.

La salvezza appare ancora lontana

La sconfitta, che ha permesso al Sudtirol di scavallare lo Spezia in classifica, lascia un solco profondo nella già complicata corsa alla salvezza dei liguri. L’insufficienza raccolta dalla squadra e dal suo tecnico in questa prova è un campanello d’allarme che risuona con forza, indicando come il lavoro da fare sia ancora moltissimo e come i problemi siano, a ben vedere, più strutturali che contingenti. I nuovi acquisti, dei quali ci si attendeva un impatto immediato per rivedere i piani di gioco, non sono riusciti a imprimere la necessaria sterzata, lasciando intravedere un percorso ancora lungo e irto di ostacoli. La sensazione, al termine della partita, è che l’occasione sia stata non solo sprecata, ma che abbia anche rivelato, in modo netto, la distanza che separa le aspettative dalla realtà di un gruppo che fatica a esprimere un’identità di gioco e la necessaria grinta.

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