Milano, venti provvedimenti contro gli attivisti di Ultima Generazione dopo i blitz al ristorante Cracco
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Redazione Interno
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Il questore di Milano ha emesso venti provvedimenti amministrativi nei confronti degli attivisti del movimento Ultima Generazione, autori delle proteste davanti al ristorante stellato di Carlo Cracco in Galleria Vittorio Emanuele II. Tra questi, sette avvisi di avvio del foglio di via obbligatorio, due fogli di via già esecutivi e undici Daspo Urbano (Dacur), misure che impediscono l’accesso a determinate aree della città.
Gli episodi, verificatisi il 19, 23 e 26 marzo, hanno visto gli attivisti – dopo aver consumato pasti all’interno del locale – dispiegare uno striscione con la scritta «Ultima Generazione – il giusto prezzo», per poi sedersi a terra in resistenza passiva. Non è mancato il gesto eclatante del lancio di passata di pomodoro sulle vetrine, azione che ha richiamato l’attenzione mediatica ma anche l’irrigidimento delle autorità.
Carlo Cracco, rispondendo alle proteste, ha ironizzato sulla vicenda affermando che il suo ristorante non offre «pasti sospesi» – come richiesto dai manifestanti – ma «pubblicità gratuita», sottolineando così la distanza tra la sua posizione e quella del gruppo ambientalista. Una presa di posizione netta, quella dello chef, che riflette il clima teso generato dalle ripetute azioni di protesta.
Oltre alle misure amministrative, gli attivisti sono finiti nel mirino della giustizia per i danni agli arredi del locale durante la manifestazione del 23 marzo. Le indagini, ancora in corso, potrebbero portare a ulteriori sviluppi sul piano penale, considerata la natura delle azioni contestate.
Quella di Ultima Generazione non è una novità nel panorama delle proteste ambientaliste, spesso caratterizzate da gesti simbolici e talvolta controversi. Citando figure come Martin Luther King, il movimento giustifica le proprie azioni come forme di disobbedienza civile necessarie per richiamare l’attenzione sull’emergenza climatica. Tuttavia, le recenti misure adottate dalle autorità milanesi segnalano una minore tolleranza verso metodi che sfociano nel disturbo della quiete pubblica o nel danneggiamento di proprietà private.




